Che la pedagogia entri nelle scuole!

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di Luisa Piarulli (Presidente Associazione Nazionale Pedagogisti) – Sembra che ci si debba aspettare un inizio d’anno scolastico all’insegna della confusione, del disorientamento, dello scontento. Si colgono timori e incertezze, crescono i dubbi e le proteste imperversano.

di Luisa Piarulli (Presidente Associazione Nazionale Pedagogisti) – Sembra che ci si debba aspettare un inizio d’anno scolastico all’insegna della confusione, del disorientamento, dello scontento. Si colgono timori e incertezze, crescono i dubbi e le proteste imperversano.

In questo scenario, poco tranquillizzante, corriamo il rischio di non dare priorità a loro, alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi che si affacciano al nuovo anno scolastico con le loro speranze e i loro timori. Non dimentichiamoci di loro!

Nessuno ha risposte pre-confezionate, né tanto meno ricette da offrire. Solo, prepariamoci al meglio possibile. Entriamo nelle scuole con un sorriso, con il desiderio di ascoltare e di insegnare, riscoprendo e ritrovando la gioia di un mestiere meraviglioso che richiede continue riflessioni e profonda attenzione.

Le questioni attuali sulle quali soffermarsi a riflettere sono molteplici e complesse: tecnologie, bes, disagio e quant’altro.

Bene introdurre le nuove tecnologie ma sostenuti da indicazioni pedagogiche accurate, per non incoraggiare una nuova forma di totalitarismo che crea forme di alienazione sempre più evidenti nei giovanissimi, a scapito dello sviluppo del pensiero critico.

Bene individuare situazioni di difficoltà, purchè ciò non si traduca in un invio scriteriato ai servizi di neuropsichiatria che provveda a individuare una diagnosi e a “etichettare” forse per sempre.

A tale proposito i dati ci dicono che le diagnosi di DSA e ADHD stanno aumentando in modo esponenziale! Inevitabile chiedersi come ciò sia possibile. La legge 170 del 2010 e le successive integrazioni hanno avuto l’intento di tutelare quegli alunni che evidenziavano dei problemi particolari nel processo di apprendimento. In realtà il 20% dei bambini del primo biennio di scuola primaria presentano difficoltà di apprendimento, ma di fatto solo il 3/4 % hanno un disturbo specifico di apprendimento! Da che cosa allora li tuteliamo? Bisogna avere il coraggio di chiederselo perché le ricadute emotive sui giovanissimi e sulle loro famiglie sono significative e per alcuni devastanti.

Sono interessanti gli studi e le ricerche di diversi esperti i quali hanno evidenziato che l’uso del metodo globale per l’apprendimento della letto-scrittura possa essere in qualche modo responsabile dell’aumento di casi di DSA (Edward Miller, Rudolf Flesch).

Mentre, senza essere esperti, possiamo chiederci se un sistema sociale che costringe un bambino per otto ore a scuola, per lo più seduto ad ascoltare, non abbia contribuito a rincarare le diagnosi di ADHD.

Spesso mi sorge il dubbio che l’aver creato etichette di ogni tipo, in ultimo anche i BES e una legge 170, nasconda la volontà di delegare ancora una volta alla categoria docente problemi e complessità di una macro cultura che presenta forti carenze. Ma la nostra scuola non si è arresa! Molti sono gli insegnanti che hanno avanzato proposte e sperimentato soluzioni. Ma da soli è difficile, occorrono sinergie, condivisione culturale e scientifica, assunzione di responsabilità individuale, collegiale e sociale per evitare di affrontare i problemi solo in superficie.

Ancora è necessario avere il coraggio di autovalutarsi, porsi delle domande e considerare il punto di arrivo un nuovo punto di partenza: nulla è mai concluso in una società globale e complessa.

L’introduzione del PDP e delle misure dispensative e degli strumenti compensativi, sono valsi a garantire l’effettivo diritto allo studio? Infatti, molto spesso i ragazzi diagnosticati vengono valutati su obiettivi minimi, valutazione svilente, e ancora una buona parte dei professionisti della scuola ritiene che si sia di fronte a un handicap e richiede il docente di sostegno. In questo modo si offre la legittima possibilità di accedere a un Sapere autentico, unica forma di libertà per una cittadinanza attiva e consapevole? Forse dobbiamo fermarci e raccontarci la verità a questo punto. Siamo stati finora capaci di porre in essere metodologie didattiche e strumenti pedagogici in grado di educare?

Le sperimentazioni che hanno fatto seguito all’introduzione delle lim, piuttosto che dei tablet, hanno prodotto effettivi risultati di buona didattica? Quanto e quale spazio viene dedicato al gusto della scoperta, della parola, dello sguardo? Quanto e quale tempo viene effettivamente riservato alla creatività, ricordando che gli alunni non sono vasi da riempire? Meglio una testa ben fatta che una testa ben piena! (E. Morin)

Vivo da molti anni la scuola e mai quanto oggi intravvedo derive educative preoccupanti nell’eccessivo tecnicismo, nel disciplinarismo, (innegabile che i docenti di oggi siano molto preparati nella propria disciplina d’insegnamento), nella permanenza del metodo cattedratico, nell’aumento della solitudine che i ragazzi mi riferiscono. C’è istruzione, certo, ma non educazione al dialogo, alla relazione, alla gestione del conflitto (ex-ducere: tirare fuori, condurre per mano).

Non si vuole certo “caricare” ulteriormente il docente che vive già una condizione di difficoltà e di scarso riconoscimento intellettuale. Sono domande aperte le mie, da condividere con chi respira ogni giorno la polvere delle aule.

Ci deve accomunare la considerazione che la scuola ha il compito prioritario di educare e di farlo con passione (pathos!) contrastando la forte tendenza a medicalizzare un contesto che nasce a priori come sano.

Che dire? La mia constatazione è che nelle nostre scuole manca la PEDAGOGIA. Abbondano psicologi e neuropsichiatri e… servizi sociali purtroppo! Abbondano gli acronimi, quanti acronimi: hc, Bes, Adhd, Dsa. Che tristezza! Ricordiamoci di chiamarli per nome i nostri alunni!

Soluzioni? Come dicevo non ci sono ricette ma la necessità di ritornare a un’arte della docenza per la quale occorre pedagogia e ancora pedagogia.

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