Che ne sarà della scuola dell’infanzia pubblica paritaria?

di Lalla
ipsef

inviato da Federica Vitali – Questo il tema affrontato oggi al convegno indotto dalla Fism. L’On. Valentina Aprea, Assessore Istruzione, Formazione, Cultura e Politiche del Lavoro, Regione Lombardia afferma: “Ci impegniamo a rivedere i costi” Il presidente Nazionale FISM Luigi Morgano: “Bisogna uscire dal patto di stabilità”

inviato da Federica Vitali – Questo il tema affrontato oggi al convegno indotto dalla Fism. L’On. Valentina Aprea, Assessore Istruzione, Formazione, Cultura e Politiche del Lavoro, Regione Lombardia afferma: “Ci impegniamo a rivedere i costi” Il presidente Nazionale FISM Luigi Morgano: “Bisogna uscire dal patto di stabilità”

Si è svolto oggi il Convegno organizzato dalla FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) dal titolo Scuole dell’infanzia paritarie: un patrimonio per la scuola tutta. Quale futuro? Un confronto con i Comuni e la Regione Lombardia, per concentrare l’attenzione su un tema di estrema importanza per il futuro del nostro Paese, la scuola d’infanzia.

Il periodo di precarietà che stanno attraversando le scuole dell’infanzia pubbliche autonome nel quadro più generale della scuola paritaria in Italia è pressoché allarmante: una legge di parità incompiuta (L. 62/2000); i tagli del Governo ai già risicati contributi statali; le difficoltà dei Comuni (per gran parte principali sostenitori di queste scuole) ad assicurarne il sostegno economico.

I numeri delle realtà coinvolte sono impressionanti: le scuole dell’infanzia pubbliche paritarie, gestite da fondazioni, associazioni, parrocchie, congregazioni religiose, presenti sull’intero territorio lombardo, accolgono 159.258 bambini in 1789 scuole (oltre il 58% dell’intera popolazione infantile dai 3 ai 6 anni). Sono scuole non profit che occupano circa 12.000 persone di cui oltre 9.000 insegnanti, inquadrati nei rispettivi contratti collettivi nazionali di lavoro.

Un importante patrimonio culturale e sociale, quindi, che aiuta lo Stato a contenere i costi (basti pensare che solo in Lombardia, la chiusura delle scuole dell’infanzia paritarie comporterebbe una maggiore spesa per lo Stato di circa un miliardo di euro/anno, contro gli 80 milioni che spende oggi!) ma che si ritrova oggi a vivere in una situazione di estrema precarietà, a discapito dei genitori, dei gestori e dei Comuni.

“La situazione in cui le nostre scuole si sono trovate in questi ultimi anni e ciò che devono affrontare quotidianamente sta ormai diventando insostenibile”, ha commentato Casimiro Corna, Presidente della FISM Lombardia. “Con questo convegno abbiamo voluto dare alla Regione Lombardia un quadro completo della situazione in cui le scuole della regione si trovano oggigiorno, e chiediamo espressamente che venga dato un sostegno dignitoso a queste istituzioni attraverso un’azione legislativa decisiva che garantisca un servizio pubblico attraverso le scuole dell’infanzia paritarie e statali a tutti i comuni della Lombardia”. Quanto espresso è stato condiviso e rafforzato dal Presidente ANCI Attilio Fontana e dal responsabile settore Anci Scuola, dottor Maffè.

L’assessore all’istruzione della Regione Lombardia Valentina Aprea ha poi ribadito l’importanza delle scuole di infanzia Paritarie anche dal punto di vista culturale, in quanto costituiscono un patrimonio prezioso per la regione Lombardia. “Le scuole paritarie sono nate ancora prima delle scuole statali”, conclude la Aprea. “E’ un bene troppo prezioso per essere trascurato: ci impegneremo quindi a collaborare con Anci e Fism per riprendere in mano il tema dei costi standard”. Anche il Direttore dell’USR Lombardia, Francesco De Sanctis, ha ribadito l’importanza e la insostituibile presenza delle scuole dell’infanzia paritaria in Lombardia.

Forte il contributo del Presidente Nazionale Fism Luigi Morgano, che nel suo discorso ha affermato che “se siamo tutti d’accordo sul fatto che la scuola rappresenta una priorità per tutti, occorre uscire dal patto di stabilità per l’istruzione in modo da poter aiutare sia la Regione che i Comuni a sostenere le scuole nel migliore dei modi”.

Versione stampabile
anief anief
soloformazione