Che fine fa chi non supera preselettiva? Intesa salvaprecari peggiorativa. Lettera

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Inviato da Giuseppe Bruno ex Dirigente Scolastico – Conosco tanti sindacalisti che stimo per il loro impegno e per la dedizione alla causa, ma sinceramente non riesco a capire come senza battere ciglio i nostri più rappresentativi sindacati abbiano firmata una nuova intesa per i precari con il nuovo governo, dopo quella già firmata col precedente governo.

Un’intesa che, checché ne dicano ufficialmente le parti firmatarie, è peggiorativa rispetto alla precedente. O ingoiavano un rospo prima, condividendo in silenzio le nuova linea meritocratica (?) del nuovo governo, o l’ingoiano adesso. Tutto si può dire di questo nuovo accordo tranne che non sia diverso e peggiorativo – o migliorativo, se si guarda ad una astratta e pruriginosa meritocrazia – rispetto al precedente. Vorrei che qualcuno di loro rispondesse al mio quesito, spiegandomi questa apparente incoerenza o eccessiva flessibilità verso chi governa. Tra l’altro questo governo “filoeuropeo” dovrebbe tenere in considerazione più del precedente la sentenza europea con relativa sanzione (solo minacciata?) verso l’Italia, colpevole di non stabilizzare lavoratori utilizzati per tre anni nello stesso settore lavorativo.

La domanda che vorrei fosse girata a qualche bravo sindacalista sorge a questo punto spontanea: se alla prova preselettiva il docente precario con tre anni non dovesse superare i 7/10 della valutazione – e le commissioni immagino saranno regionali quindi molto varie nella composizione e soprattutto nella valutazione – che ne sarà di lui? Se non si vorrà incorrere nella sanzione europea sarà ripristinata la brillante, arrogante e ingiusta trovata renziana di non farlo lavorare più nella scuola perché “bucherebbe” il famoso tetto dei 36 mesi esponendoci alla sanzione, o che altro?

Mi sembra che per quante simpatie o meno si potessero avere per il vecchio governo, il fatto di non essere stato selettivo in modo tranchant con i precari storici, come si mostra quello di adesso, fosse molto più in linea con la giustizia europea e la logica umana. Infatti una selezione c’era pure prima, si sarebbe stilata una graduatoria in base al punteggio e quindi il famoso merito sarebbe stato salvato, ma non si sarebbero però spediti “non si sa dove” i precari storici che non supereranno lo sbarramento dei 7/10 di voto com’è adesso. Poi, mi si consenta, non capisco a quale logica, se non quella del risparmio sulle commissioni, risponda l’idea di far fare a monte ai candidati la scelta di una sola classe di concorso, persino in alternativa al Sostegno, quando in tutte le domande, da tempo immemorabile fatte dai docenti alle province e alle scuole, si può sbarrare, oltre alla classe di concorso, anche il Sostegno. Non mi sembrano, queste ricordate scelte del nuovo governo coerenti con quanto afferma relativamente alla volontà di risolvere il problema del precariato e di voler dare alla scuola quando gli servono i docenti che servono. Anche la fretta con cui si vuole bandire il concorso straordinario sembra in realtà andare di fatto contro quanto si dice di voler risolvere, perché sarebbe forse più opportuno dare la possibilità alle scuole di avere all’inizio del prossimo anno le migliaia di docenti che si stanno specializzando in tutta Italia nel Sostegno ( pare ce ne sia molto bisogno!).

Credo che con un po’ di fretta in meno si potrebbe restare nei tempi – o magari anche con qualche piccolo ritardo, più che giustificato in questo caso – facendo in modo che la scadenza per la partecipazione al concorso – o una riapertura dei termini ad hoc – tenesse conto che costoro avranno il titolo all’incirca per fine marzo 2019. Poi cosa si voglia fare con i PAS resta un mistero, su cui forse vigilare e magari pungolare un po’ di più.

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