ChatGPT, il 98% degli insegnanti teme l’uso da parte degli studenti, ma solo il 10% ha scoperto un alunno mentre lo usava. Sondaggio Homeschool Plus

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Il crescente utilizzo delle tecnologie d’Intelligenza Artificiale come ChatGPT ha innescato un dibattito acceso nel mondo dell’educazione.

Sebbene l’utilizzo di ChatGPT stia mostrando un calo negli ultimi mesi, molti insegnanti esprimono preoccupazioni in vista della riapertura delle scuole. Secondo un sondaggio condotto da Homeschool Plus, il 98% degli insegnanti teme l’uso potenziale di questa IA da parte degli studenti.

Il sondaggio ha anche evidenziato che la percentuale di preoccupazione tra gli homeschoolers, ovvero coloro che preferiscono l’insegnamento casalingo, è inferiore rispetto ai docenti tradizionali. Il 68% di questi, infatti, vede un utilizzo precoce di ChatGPT come un vantaggio, potendo orientare gli studenti verso una carriera nel mondo hi-tech.

Tuttavia, l’attuale realtà dimostra che le paure potrebbero essere esagerate: solo uno su dieci tra gli insegnanti ha scoperto uno studente mentre usava ChatGPT o altri Chatbot per i compiti. Questo dato suggerisce che, nonostante le preoccupazioni, l’uso effettivo dell’IA in ambito scolastico potrebbe essere limitato.

Un altro aspetto positivo dell’IA emerge dalla considerazione degli studenti con esigenze particolari. Secondo l’indagine, il 57% degli insegnanti ritiene che ChatGPT potrebbe rappresentare un prezioso supporto per gli studenti con disabilità o problemi di apprendimento.

Nel settore dell’homeschooling, ChatGPT ha già trovato una sua collocazione: il 44% degli homeschoolers ha ammesso di averlo integrato nei loro programmi didattici. Nonostante ciò, persiste un certo scetticismo, con il 95% che mantiene delle riserve, temendo le possibili conseguenze negative dell’IA.

La radice delle preoccupazioni sembra essere l’eventuale utilizzo improprio di ChatGPT. Molti docenti temono che gli studenti possano diventare eccessivamente dipendenti dalla tecnologia, sostituendola ai tradizionali compiti a casa. Questa dipendenza potrebbe, secondo loro, compromettere lo sviluppo di competenze essenziali come la ricerca e l’elaborazione critica delle informazioni.

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