Chat di classe, ci sono delle regole. Cosa accade a chi non le rispetta? I docenti potrebbero rischiare il licenziamento. Gli studenti un’incriminazione penale

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La questione chat di classe poche settimane fa ha tenuto banco: è corretto l’utilizzo delle chat e dei social fra studenti e docenti? Cosa è lecito fare e cosa no? Che succede se si infrangono le regole?

La polemica è nata subito dopo le raccomandazioni dell’ANP Lazio in cui si invita a gestire le chat e i social in modo diverso e più ristretto: “Le chat di classe devo essere usate solo per le emergenze. Altrimenti stravolgono completamente il rapporto che ci deve essere con le famiglie. Non vogliamo abolirle ma regolamentarle”, dice Mario Rusconi, presidente ANP Roma. E aggiunge: “Le chat tra famiglie e insegnanti e tra insegnanti e studenti stanno dilagando  e stanno creando grossi problemi, una sorta di cortocircuito. Si creano situazioni anomale. C’è il genitore che dice ‘perché mio figlio ha preso 7 e non 8?’, oppure ‘perché avete spiegato con due mesi di ritardo la perifrastica passiva?’,e ancora: “perché aveva cambiato posto a mio figlio che prima stava vicino a Stefano e ora è accanto a Piero?’”.

Sul tema è intervenuto anche il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “Sono fiducioso che le nostre scuole e i nostri insegnanti sapranno trovare le giuste forme di comunicazione con le famiglie e con i ragazzi. – spiega Bianchi – Credo che più che mettere limiti serva dialogo, coinvolgimento e partecipazione delle famiglie nella vita delle comunità scolastiche. E la tecnologie non può essere esclusa da questo processo. Con i giusti modi e giusti linguaggi”.

Anche i lettori di Orizzonte Scuola sono stati chiamati in causa tramite una breve rilevazione: ebbene, su un totale di 1512 risposte ricevute, 1397 utenti, pari al 92,39% del totale, hanno risposto di essere favorevoli all’utilizzo delle chat di classe solo in caso di emergenza.

Solo il restante 7,61% degli utenti intervenuti non avrebbe problemi ad utilizzare le chat di classe non solo per le emergenze e quindi anche per altri scopi.

Quali regole?

A stabilire quali sono le regole per le chat tra insegnanti e alunni, ricorda La Legge per tutti, sono le scuole stesse, in virtù dell’autonomia attribuita dal D.P.R. n. 275/1999.

Il regolamento interno dell’istituto può infatti prevedere forme e modalità precise di comunicazione tra studenti e professori. Proprio in forza di ciò, negli ultimi anni, molte scuole si sono dotate di una propria policy dove vengono dettagliate le modalità di utilizzo delle chat e dei social network. Ciò principalmente al fine di tutelare la privacy degli studenti ma anche la correttezza professionale di docenti e personale scolastico in generale.

Quello che è certo è che le comunicazioni anche digitali tra studenti e insegnanti sono, in linea generale, ammesse solo per finalità didattiche e orientative.

Le sanzioni per i docenti che fanno della chat un utilizzo non conforme a tali scopi possono andare dal rimprovero verbale o scritto alla sospensione temporanea della retribuzione e, nei casi più gravi, fino al licenziamento.

Gli studenti, invece, per imprudenza o goliardia, potrebbero rischiare anche un’incriminazione penale dato che, da 14 anni in su, si è personalmente responsabili per i reati commessi (si pensi alle ipotesi di diffamazione, lesione della privacy, sostituzione di persona, ecc.).

C’è però la possibilità che le circolari dei dirigenti scolastici prevedano proprio la partecipazione degli insegnanti alle chat di classe con alunni e genitori.

Nell’ipotesi in cui gli studenti dovessero segnalare chat equivoche o comunque difformi dall’uso stabilito, il dirigente scolastico è obbligato, ai sensi del D. Lgs. 75/2017, ad aprire un provvedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante coinvolto.

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