CGIL. Un “no” deciso alle classi ponte per gli stranieri

di Giulia Boffa
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FLC CGIL – "No alle classi ponte per stranieri: controproducenti e impraticabili. È la scuola il soggetto e non altri! Prima di parlare di alunni stranieri, si dovrebbe individuare di quale straniero si parla! Si è soliti generalizzare classificando come "straniero" lo studente proveniente da famiglie di origine straniera (comunitarie o extracomunitarie).

FLC CGIL – "No alle classi ponte per stranieri: controproducenti e impraticabili. È la scuola il soggetto e non altri! Prima di parlare di alunni stranieri, si dovrebbe individuare di quale straniero si parla! Si è soliti generalizzare classificando come "straniero" lo studente proveniente da famiglie di origine straniera (comunitarie o extracomunitarie).

Ci si dimentica che la stessa legge distingue tra chi proviene dall’estero e chi è nato in Italia. I bambini nati in Italia da famiglie straniere non hanno bisogno di essere alfabetizzati in quanto italofoni. Diversa è la condizione di bambini e ragazzi che arrivano in Italia senza conoscere la lingua italiana. Dalle esperienze condotte per decenni in scuole e università italiane (e da studi di associazioni professionali) è emerso che l’acquisizione della lingua del Paese dove si vive (se diversa dalla lingua di origine) è tanto più facile, rapida, completa quanto più giovane è l’età del soggetto che apprende e quanto più piena è l’immersione nella nuova realtà linguistica e culturale. Quindi l’integrazione e l’alfabetizzazione non può avvenire costituendo classi "differenziali" composte da soli alunni stranieri (magari di svariate nazionalità: straniero con stranieri), ma può avvenire con il contatto quotidiano con i coetanei di lingua italiana; come già avviene oltre che nelle classi anche in molti "spazi compiti" o "doposcuola" negli oratori e in vari progetti realizzati sul territorio.

La soluzione proposta delle classi ponte è impraticabile anche nei numeri: a meno che si pensi di costituire classi ponte a livello provinciale (chi paga il trasporto?) o di soli 5/8 alunni! Certo è che i progetti di integrazione/alfabetizzazione non possono operare senza risorse umane adeguate. Il problema va affrontato pensando a spazi e risorse umane adeguate per favorire l’integrazione e l’alfabetizzazione dell’alunno non italofono: questo è sicuramente più difficile oggi, dopo i tagli del ministro Gelmini che proprio alla scuola primaria ha tolto quelle compresenze di insegnanti utili a favorire l’alfabetizzazione, l’integrazione per gli alunni stranieri e la personalizzazione dell’insegnaento sulla base dei bisogni.

Tocca alla scuola predisporre progetti di intervento, esercitando quell’autonomia didattica e organizzativa che la Costituzione le assegna. Nella nostra provincia sono più di quindici anni che le scuole si sono attrezzate per l’integrazione scolastica. Sul nostro territorio si sono attivati più di una decina di sportelli "stranieri" a supporto delle scuole e percorsi di formazione appositi per il personale docente. In questo ultimo mese invece assistiamo a invasioni di campo da parte di soggetti extra scuola che vogliono somministrare soluzioni "salvifiche".

Da tempo nelle scuole si inseriscono gli alunni stranieri valutandone le preconoscenze, si rilevano i bisogni degli alunni in base alle loro competenze e non alla loro origine; si sa che la possibilità di interagire con chi già conosce lingua da apprendere aiuta a sviluppare meglio e più velocemente la capacità di comunicare in quella lingua e che quindi separare è controproducente. Nuove norme non servono, prese di posizione ideologiche sono fuorvianti: basterebbe mettere le scuole nelle condizioni di operare, con le risorse necessarie per sostenere i loro progetti e la formazione del personale. La Lega Nord è buona cosa si informi tra gli addetti ai lavori prima di lanciare slogan propagandistici». Tobia Sertori (Segretario FLC Cgil) Elena Bernardini (Segreteria CGIL) Orazio Amboni (Dipartimento immigrazione CGIL)

La proposta della Lega

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