Cesare Moreno: educatori devono tramsettere il meglio di loro ai ragazzi

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Le sanzioni disciplinari nella scuola primaria sono state riviste e non abolite.

E’ quanto viene precisato con un articolo sul settimanale online della diocesi di Padova, “La Difesa del Popolo“.

L’articolo è incentrato su una precisazione del ministro Bussetti con cui si fa notare che l’abolizione riguarda il regio decreto del 1928 in vigore nella scuola primaria che prevedeva una serie di sanzioni. Il testo approvato alla Camera sull’educazione civica mira a estendere questo insegnamento anche alla scuola primaria, integrandolo a quel “Patto Educativo di Corresponsabilità” che già disciplina le sanzioni nella scuola secondaria di primo e secondo grado”.

Per approfondire l’argomento, il settimanale ha ascoltato il parere di Cesare Moreno, presidente dell’associazione Maestri di strada forte della sua lunga esperienza nell’insegnamento. L’esperto parte dall’idea di un’educazione emotiva del bambino nelle espressioni avventate, emozionali e impulsive, Per Moreno, bisogna domandarsi che cosa si vuole dai bambini e dai giovani e lavorare sul fatto che non bisogna limitarsi all’aspetto educativo del “non fare danno”, ma bisognerebbe “farli crescere”.

“Ogni educatore – dice Moreno – deve desiderare che i propri allievi prendano il meglio di sé e lo mettano in circolazione. E’ qui che l’idea di punizione evidentemente non funziona”.

Dopo aver indicato una serie di esempi, arriva a criticare il sistema usato da molti docenti di note e sospensioni, pur essendo consapevoli della loro inutilità”. Suggerisce quindi tre strategie:

  • raffreddamento dei conflitti. “Quando il ragazzo perde la testa – afferma Moreno – bisogna letteralmente raffreddarlo, fargli bere un bicchiere d’acqua, accompagnarlo fuori dal luogo che suscita le sue ire (la classe) e chiacchierarci. Una passeggiata in corridoio sa essere molto più efficace di una nota sul registro“;
  • riparazione . “La scuola – è la spiegazione di Moreno – in questo è più indietro del sistema giudiziario, il quale ha stabilito che quando uno sbaglia bisogna offrirgli un’occasione, che sia diversa dalla prima, per aiutarlo a trovare soluzioni diverse al disagio che ha. Il sistema meramente punitivo non propone niente di nuovo. Le poche volte che un preside o un insegnante hanno sostituito la punizione con un ‘lavoro socialmente utile’, o con la riparazione del danno, sono stati accusati di buonismo, perfino di sfruttamento minorile! Invece proprio la riparazione deve essere istituzionalizzata, prendendo il posto della punizione. Se il ragazzo che ha commesso l’errore sarà costretto a ripararlo, avremo compiuto un bel passo avanti“.
  • ascolto. “Troppo spesso comminare sanzioni – sono ancora parole di Moreno – somiglia più a giustiziare che a fare giustizia: nel contraddittorio tra insegnante e alunno, la voce dell’alunno quasi scompare. Dobbiamo insegnare il valore del contraddittorio stesso. In Nuova Zelanda, è stato approvato un protocollo, che si chiama Family group conference, che di fatto prevede la presenza di un portavoce dello studente in ogni sede in cui si discuta di lui. E’ fondamentale che impariamo ad ascoltare la posizione dei ragazzi quando sbagliano, perché quasi sempre loro hanno le loro ragioni (più o meno buone) da difendere”.

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