Certificazione delle competenze, Benedetti (UIL): c’è qualche incongruenza, soprattutto per l’uso delle tecnologie

di Eleonora Fortunato
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Risale a poche settimane fa l’invio, da parte del Miur, delle linee guida che accompagneranno le scuole del primo ciclo ad effettuare la certificazione delle competenze mediante l’adozione di una scheda nazionale (allegata alla C.M. n 3, prot. n. 1235 del 13 febbraio 2015).

Risale a poche settimane fa l’invio, da parte del Miur, delle linee guida che accompagneranno le scuole del primo ciclo ad effettuare la certificazione delle competenze mediante l’adozione di una scheda nazionale (allegata alla C.M. n 3, prot. n. 1235 del 13 febbraio 2015).

Come si legge sul documento, “la certificazione delle competenze, che accompagna il documento di valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli alunni, rappresenta un atto educativo legato ad un processo di lunga durata e aggiunge informazioni utili in senso qualitativo in quanto descrive i risultati del processo formativo, quinquennale e triennale, anche in vista della ulteriore certificazione delle competenze al termine dell’obbligo di istruzione del secondo ciclo”. Abbiamo chiesto a Rossella Benedetti, dirigente Uil Scuola, quali potrebbero essere i punti critici per l’adozione della nuova scheda nazionale e in che misura quello che è scritto nelle linee guida sia prescrittivo per le istituzioni scolastiche.

Professoressa, potremmo definire o no una sperimentazione quella in cui sono coinvolte le scuole che già da quest’anno hanno deciso di adottare il modello predisposto dal Ministero? I sindacati sono stati coinvolti fin dall’incubazione di questo documento?

“Sinceramente mi sento restia a definirla sperimentazione in quanto se lo fosse, bisognerebbe ammettere una possibilità di modifica al modello di certificazione alla fine della stessa, che invece già sappiamo non ci sarà. Come sindacati siamo stati convocati solo nella fase finale, quando ci è stata illustrata la circolare che ha accompagnato le linee guida al momento della loro diffusione nelle scuole”.

Fino a questo momento ogni istituzione scolastica si regolava in maniera autonoma sulla certificazione delle competenze. E’ positivo che finalmente ci sia una scheda nazionale, concorda?

“E’ un fatto assolutamente positivo, non c’è dubbio, ma quello che ci lascia perplessi sono, come sempre, i tempi. In pratica, indicazioni operative e modello sono arrivati a metà anno scolastico e ciò non fa che accrescere il disagio dei docenti che vivranno e già vivono la compilazione di questo importante documento come un ulteriore aggravio burocratico. Non ci sarà il tempo nemmeno per spiegare all’utenza il significato del nuovo certificato”.

La novità più importante è che non compaiono voci negative, ma, in accordo col quadro europeo delle competenze, il livello più basso è definito eufemisticamente come ‘iniziale’.

“Sì, questa è una novità decisiva, ma certo resterà la sfasatura con i voti, che misurano il livello di conoscenze acquisite e non di competenze. Dicevo che è importante spiegare alle famiglie che questo nuovo certificato nasce con l’idea di favorire la mobilità in Europa, visto che i programmi e i metodi di insegnamento non sono omogenei tra Paese e Paese. In questo modo, invece, si cerca di costruire un quadro di riferimento comune che prende in considerazione competenze, e non conoscenze appunto, che le persone dovrebbero saper maturare a prescindere dalla diversità dei percorsi di studio che sperimentano”.

Per quanto riguarda nel concreto, invece, gli indicatori in relazione ai quali saranno indicati i livelli, c’è qualcosa che ha suscitato le domande del sindacato?

“Se entriamo nell’analisi del certificato vero e proprio, abbiamo sottolineato l’incoerenza della voce che riguarda l’uso consapevole delle tecnologie con la situazione di fatto in cui versano le nostre scuole. C’è un rapporto Ocse che ha palesato il nostro essere lontani dal raggiungimento di obiettivi strumentali e di formazione del personale scolastico sulle Tic”.

Alcuni lettori di Orizzontescuola ci hanno fatto notare che queste Linee Guida contengono passaggi in alcuni punti quasi polemici verso i docenti, come se in questi anni non avessero ripensato in modo adeguato ed efficace la loro didattica in funzione delle Indicazioni Nazionali.

“Vorrei innanzitutto dire che le linee guida non sono uno strumento regolamentativo, ma al massimo rappresentano una descrizione del processo che si dovrebbe mettere in atto per arrivare a una buona certificazione delle competenze. Detto questo, è anche chiaro che chi in questi anni non ha minimamente partecipato al dibattito pedagogico sulle conoscenze, le abilità e le competenze possa sentirsi in certo qual modo spaesato. Spetterà alle singole istituzioni scolastiche e ai singoli collegi dei docenti individuare eventuali lacune nelle pratiche didattiche dei docenti e richiedere le opportune risorse per colmarle”.

Certificazioni competenze, arriva il modello uguale per tutte le scuole

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