Centemero: “No all’asterisco al posto del maschile e femminile, sì all’educazione al rispetto delle persone. Accogliere differenze e guardare la sostanza”. INTERVISTA

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“Per educare al rispetto dell’individuo e della singola persona è importante rendere evidente il maschile e il femminile”. Elena Centemero, Dirigente Scolastica e già Presidente della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d’Europa, dice no all’utilizzo dell’asterisco per le comunicazioni a scuola.

Cosa pensa della scelta fatta dalla scuola di Torino di utilizzare l’asterisco al posto del maschile e femminile?

Nell’istituto che ho diretto utilizzavo per le comunicazioni “le studentesse e gli studenti”. Sempre prima il femminile poi il maschile come previsto dalle linee guida dell’educazione al rispetto del 2017. Questo per togliere dal cono d’ombra la figura femminile. Io mi sono sempre definita dirigente scolastica. Il maschile e il femminile devono essere resi visibili. Dal punto di vista grammaticale la nostra lingua ha il maschile e il femminile, ma non ha il neutro e quindi l’utilizzo del maschile e del femminile serve proprio a dare visibilità alla figura femminile. Ci sono soprattutto nell’ambito delle professioni dei nomi che hanno solo il maschile perché in passato queste professioni erano rivestite solo da uomini. Ad esempio l’accesso alla magistratura alle donne fu consentito nel 1963. Quindi ci sono dei nomi che sono prevalentemente maschili.

L’utilizzo dell’asterisco non è quindi questione di inclusione, ma il rispetto secondo lei c’è proprio riconoscendo la figura femminile?

Le stesse linee guida parlano di educazione al rispetto e valorizzazione delle differenze. E cito: “La parità, così come l’uguaglianza di diritti e doveri, non si oppone alla differenza e alle differenze”. Ciò che noi dobbiamo fare è educare al rispetto delle diversità e superare le disuguaglianze. Non è certo l’utilizzo di un asterisco che permette una vera inclusione o il superamento delle disuguaglianze e delle discriminazioni e delle disparità. Addirittura l’uso dell’asterisco che si ha nell’informatica può rendere la comunicazione non chiara che si sta effettuando, soprattutto quando si tratta di atti pubblici come le circolari. Forse dovremmo concentrarci su ciò che è la sostanza e non la forma.
Le famiglie in questo sono una parte importante e la convenzione di Istanbul, firmata nel 2011 dai Paesi del Consiglio d’Europa, nel contrastare la violenza parla sempre del rispetto dell’età dei ragazzi.
E sempre dalle linee guida: “Un’altra forma di violenza simbolica è cancellare la differenza in nome di una presunta uguaglianza”. Che è in realtà un adeguamento al modello maschile. Cioè è un’altra forma di violenza annullare le differenze. Quello che bisogna cercare è, attraverso l’educazione al rispetto delle singole persone, quello di favorire la non discriminazione.

Mantenere allora le differenze?

La differenza intesa come identità della persona. Ogni persona è un individuo, ha delle proprie caratteristiche, dei propri talenti. Educazione alla differenza come riconoscere l’altro. Questo è il compito della scuola: dare visibilità alle persone, rispettare le persone.

Si rischia forse di creare confusione tra i ragazzi, anziché includere, cercando di annullare le differenze tra femmine e maschi?

Io non comprendo perché bisogna forzare le cose. Noi siamo educatori e dobbiamo guardare la sostanza e valorizzare le persone nelle loro differenze per non discriminarli. Bisogna accogliere le differenze.

E proprio tra due giorni la giornata internazionale contro la violenza sulle donne

E’ un momento particolare. Bisogna valorizzare il rispetto delle donne. Io dico: no all’asterisco, sì all’educazione al rispetto delle persone.

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