Centemero su futuro liceo classico: vicini a modifica seconda prova esame di maturità

di Eleonora Fortunato
ipsef

A che punto è la riflessione sull’insegnamento delle lingue classiche nel nostro Paese? Come mai l’identità del liceo classico è sempre più in crisi? 

A che punto è la riflessione sull’insegnamento delle lingue classiche nel nostro Paese? Come mai l’identità del liceo classico è sempre più in crisi? 

Elena Centemero, responsabile scuola di Forza Italia, prova a darci una risposta dopo il seminario dello scorso 14 maggio alla Camera sul futuro del liceo classico.

Onorevole, latino materia d’indirizzo nella maggior parte dei nostri licei e greco obbligatorio al classico rappresentano un’eccezione rispetto agli altri paesi sviluppati, dove queste discipline sono materie opzionali, a partire dalla vicinissima Francia. Un’anomalia di cui siamo ancora orgogliosi?

“Orgogliosissimi. Dall’incontro del 14 maggio è emersa una grande compattezza tra scuola e mondo politico. E’ opinione largamente condivisa che il latino e il greco siano funzionali all’apprendimento delle lingue moderne e siano altamente formativi perché permettono di allenare il ragionamento, di potenziare le abilità logiche; sono, inoltre, alla base di molte lingue neolatine: dal francese allo spagnolo. Ma nel contempo si è manifestata la necessità di far conoscere meglio, di aumentare la percezione dell’effettiva capacità formativa del liceo classico”.

In che modo il liceo classico potrebbe riguadagnare appeal agli occhi di generazioni sempre più distanti dai valori rappresentati nella cultura letteraria greca e latina? La motivazione che davano a noi, quella della palestra di logica, forse non basta.

“Bisognerà sforzarsi di far rinascere interesse verso quel mondo potenziando lo studio delle civiltà e della cultura greca e romana, spesso messe in secondo piano rispetto alla grammatica e agli aspetti linguistici e filologici. Un grande ruolo sarà ricoperto dalla didattica laboratoriale, sperimentata con successo già in molte scuole”.

E’ ora, quindi, di mettere in discussione il metodo tutto grammatica e sintassi?

“Il metodo traduttivo ha mostrato i suoi limiti, bisogna necessariamente avviare una riflessione sul modo in cui queste discipline meravigliose vengono offerte ai ragazzi. Non partiamo certo da zero: possiamo contare sulle straordinarie esperienze di liceo classici importanti e innovativi, dal “Galvani” di Bologna allo “Zucchi” di Monza, al “Tasso” o al “Convitto” di Roma”, anch’essi nel corso del nostro seminario hanno sottolineato la necessità di cambiare rotta e percorrere nuove strade".

Cambiare rotta significherà, come si sente dire da qualche tempo, modificare per esempio la seconda prova all’Esame di Stato del classico?

“Questo sarà uno degli elementi che potranno far maggiormente apprezzare il cambiamento che si intende portare avanti, spero già dal prossimo anno scolastico. Tutti i presidi presenti al nostro incontro hanno, infatti, manifestato pieno assenso verso un nuovo modello di prova che, attraverso domande di contestualizzazione del brano da volgere in italiano, valorizzi finalmente la capacità ermeneutica globale del ragazzo e non soltanto la sua abilità traduttiva. Senza cancellare ovviamente la traduzione".

L’obiezione che potremmo farle è che chiedere di commentare un brano dopo cinque anni di studio così approfondito di una lingua non sembra un gran modo per rilanciare la capacità formativa del liceo classico. Una lingua moderna devi saperla parlare, se quella antica non sai nemmeno leggerla, che cosa ti resta?

“La traduzione, ripeto, resterà preminente nella valutazione, ma le modifiche di cui ho parlato daranno modo di mettere in luce la capacità interpretativa, di contrattualizzazione e lettura del messaggio da parte dei ragazzi, che oggi non hanno più la stessa motivazione di trenta o quarant’anni fa allo studio delle lingue antiche. Inoltre, il commento al brano è già previsto dall’attuale regolamento”.  

Sì, ma non gli viene dato gran peso perché la contestualizzazione e la comprensione piena del brano possono essere verificati all’orale. Quale reale competenza si andrà a verificare dopo cinque anni di studio del greco o del latino?

“Come accennavo all’inizio, molti genitori non hanno più ben chiara l’effettiva capacità formativa del classico e anche se i dati a nostra disposizione hanno sempre evidenziato gli ottimi risultati nella prosecuzione degli studi negli ambiti scientifici, il classico è considerato poco adatto alla carriera professionale successiva, poco in sintonia con i fenomeni sociali e con la realtà. Da qui la necessità di un grande sforzo comunicativo sul liceo classico ".

Le famiglie hanno visto anche che è diminuita l’applicazione dei ragazzi allo studio del latino e del greco (come dimostra l’alto numero di debiti formativi proprio al classico e allo scientifico, dove sono discipline caratterizzanti!), che in questo modo sono stati meno incisivi sul loro metodo di lavoro. Il nostro timore è che iniziare a chiudere un occhio, e poi magari due, sulla lingua porterà a svuotare anziché a rinforzare l’itinerario formativo del classico, minando dalle fondamenta quel valore aggiunto che è sempre stato in grado di dare a chi dimostrava di saper tradurre. Perché non focalizzarsi maggiormente sul metodo con cui si insegnano le lingue classiche? Ne avete parlato?

“Dal seminario è senz’altro emersa la necessità di modernizzare la didattica e l'offerta formativa, dando delle curvature anche negli ambito giuridico-economico, artistico, linguistico, comunicativo, ma anche aprendo a metodi come l’Orberg, che si sperimenta al liceo “Galvani” di Bologna (il latino e il greco vengono insegnati come fossero lingue moderne, ndr) oppure coinvolgendo i ragazzi nei laboratori teatrali dell’Inda come fanno al “Tasso” e al “Convitto” di Roma”.

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