Centemero (FI), legge 107 ha tradito aspettative docenti, costretto migliaia di insegnanti a trasferirsi lontano da casa

di redazione
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“Le politiche per l’Istruzione e la Formazione dei governi Berlusconi hanno introdotto in Italia quei principi che la cosiddetta Buona Scuola ha adottato come suoi punti qualificanti, quantomeno nella sua stesura iniziale, salvo poi svuotarli di contenuto”. Lo dichiara la deputata e responsabile scuola e università di Forza Italia Elena Centemero.

“Siamo stati i primi – prosegue – a parlare di alternanza scuola-lavoro, apprendistato, merito, valutazione e carriera degli insegnanti. Gli stessi ITS, oggi all’attenzione del PD, sono il frutto di un’iniziativa avviata con il Governo Berlusconi, nel 2008.

Abbiamo poi assistito al più vistoso tradimento di quei punti qualificanti da parte di una riforma, la legge 107, che si è ridotta ad una poderosa immissione in ruolo gestita in modo talmente maldestro da costringere migliaia di insegnanti a trasferirsi lontano da casa, seppure le cattedre vacanti che hanno dovuto lasciare fossero state occupate da altri insegnanti precari. Così, è stato disatteso anche l’unico obiettivo della lotta al precariato in cui di fatto si è tradotta la riforma dell’istruzione del Governo Renzi”, conclude.

Pd ci attacca per coprire fallimento L.107

“Quando la sinistra, in imbarazzo per i risultati della cosiddetta Buona Scuola, ci accusa di tagli alla scuola, dimentica che quegli interventi furono solo l’attuazione del Libro Bianco voluto da due Ministri dell’ultimo Governo di Romano Prodi, Giuseppe Fioroni e Tommaso Padoa-Schioppa, e affidato alla regia di Fabrizio Barca”. Lo dichiara la deputata e responsabile scuola e università di Forza Italia Elena Centemero.

“La nostra riorganizzazione non ha previsto licenziamenti ed è stata accompagnata da provvedimenti volti a ridurre il precariato e a garantire la progressiva immissione in ruolo di nuovi docenti con percorsi che premiassero il merito e la qualità. Questo non ci ha impedito di realizzare oltre 220.000 immissioni in ruolo, personale di cui le scuole avevano effettivamente bisogno per la copertura di cattedre scoperte e per garantire la continuità didattica mai messa così in pericolo come negli ultimi anni dalle storture della Buona scuola.

In ogni caso, preferiamo misurare gli investimenti sui risultati che producono in termini di miglioramento delle condizioni dei cittadini e non in termini meramente quantitativi. Altrimenti è solo spesa pubblica generata per acquistare consenso. Cosa che, nel caso della scuola, non è neppure riuscita”, conclude.

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