Censis: è più economico lasciare le scuole superiori alla gestione delle Province

di Giulia Boffa
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GB – Il Censis presenterà una ricerca dal titolo "Rileggere i territori per dare identità e governo all’area vasta. Dalla mappatura del territorio nazionale una ridefinizione delle funzioni di governo intermedi"  domani nel corso dell’assemblea generale delle Province a Roma.

GB – Il Censis presenterà una ricerca dal titolo "Rileggere i territori per dare identità e governo all’area vasta. Dalla mappatura del territorio nazionale una ridefinizione delle funzioni di governo intermedi"  domani nel corso dell’assemblea generale delle Province a Roma.

Nello studio si sottolinea che se la gestione delle scuole superiori passasse ai Comuni si presenterebbero diversi problemi e si osserva che "solamente il 18,3% dei Comuni italiani ha sul proprio territorio almeno una delle 7.036 Scuole superiori ubicate in circa 5.000 edifici scolastici.

Trasferendo le competenze ai Comuni – rileva il Censis- si determinerebbe una moltiplicazione dei soggetti di gestione: da 107 Province che si occupano degli edifici (in media, 65 scuole per Ente) si passerebbe a 1.484 Comuni che intervengono nella gestione di 4,7 scuole in media ciascuno, dovendo trovare l’accordo e ripartire gli oneri con una media di 9,8 comuni".

Oggi, invece, la Provincia, gestisce 65 istituti superiori "con tutte le economie di scala connesse e la possibilità di realizzare una programmazione formativa. Domani i Comuni si troveranno a gestire in media solo 5 scuole e dovranno condividere scelte e costi con il loro bacino d’utenza in media di 10 altri comuni. In sintesi il censis nota che le funzioni delle Province "non possono essere frammentate, distribuite in capo ai Comuni che di volta in volta dovrebbero trovare un accordo per gestire servizi o reclamare politiche".

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