Cellulari vietati in classe, un divieto di 15 anni fa. “Distrazione e mancanza di rispetto per il docente”: così la direttiva ministeriale

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E’ giusto vietare l’utilizzo dei cellulari in classe? Il dibattito si riapre ciclicamente. Nelle scorse settimane ha fatto discutere la decisione del liceo Malpighi di Bologna di ritirare i telefonini all’ingresso a scuola. Un regolamento non nuovo, in realtà. Ma cosa dice la normativa? La direttiva ministeriale su questo punto è di 15 anni fa, firmata dall’allora ministro dell’Istruzione Fioroni.

L’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici “rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente” si legge nella direttiva del 15 marzo 2007.

Usare il cellulare rappresenta quindi “un’infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti orientati non solo a prevenire e scoraggiare tali comportamenti ma anche, secondo una logica educativa propria dell’istituzione scolastica, a stimolare nello studente la consapevolezza del disvalore dei medesimi”.

E si ricorda:

Dall’elenco dei doveri generali enunciati dall’articolo 3 del D.P.R. n. 249/1998 si evince la sussistenza di un dovere specifico, per ciascuno studente, di non utilizzare il telefono cellulare, o altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche, considerato che il discente ha il dovere: – di assolvere assiduamente agli impegni di studio anche durante gli orari di lezione (comma 1); – di tenere comportamenti rispettosi degli altri (comma 2), nonché corretti e coerenti con i principi di cui all’art. 1 (comma 3); – di osservare le disposizioni organizzative dettate dai regolamenti di istituto (comma 4).

Ogni istituto scolastico adotta un proprio regolamento fino alla possibilità di ritirare i cellulari: “nei regolamenti di istituto siano previste adeguate sanzioni secondo il criterio di proporzionalità, ivi compresa quella del ritiro temporaneo del telefono cellulare durante le ore di lezione, in caso di uso scorretto dello stesso”.

L’uso del cellulare è invece sempre consentito per esigenze di comunicazione fra studenti e famiglie, per ragioni di particolare urgenza, dietro autorizzazione del docente.

Il divieto di utilizzare i cellulari durante le ore di lezione si rivolge anche ai docenti per “assicurare all’interno della comunità scolastica le migliori condizioni per uno svolgimento sereno ed efficace delle attività didattiche, unitamente all’esigenza educativa di offrire ai discenti un modello di riferimento esemplare da parte degli adulti”.

Nel 2018 il ministero ha pubblicato i dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola, invitando ad accogliere i cambiamenti e le novità. Al punto sette si prevede che l’uso dei dispositivi in aula, siano essi analogici o digitali, è promosso dai docenti, nei modi e nei tempi che ritengono più opportuni.

Oggi, dopo l’esperienza della Dad e l’avvento del digitale, la direttiva appare per certi aspetti desueta. Sempre attuale è sicuramente il principio del rispetto.

Cellulari in classe, è polemica: vietarli (anche ai docenti) oppure no? Per Crepet sono come una “droga”. Per Fedeli sì, ma solo per scopi didattici

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