Cellulari in una scatola durante le lezioni: “L’ora è volata. Abbiamo insegnanti che fanno lezione in modo interattivo ed è bellissimo”

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Cellulare in scatola dall’inizio alla fine delle lezioni: la regola, o meglio il patto, vale anche per i professori. La lezione termina cinque minuti prima, così chi vuole può dedicarli al telefono. Succede al Marignoni Polo di Milano. “Ce lo ha proposto una rappresentante, in assemblea. Molti di noi vanno male in matematica e la colpa è anche del cellulare, che distrae” racconta al Corriere uno studente.

Si continua a guardarlo per vedere quanti minuti mancano alla fine dell’ora – spiega il ragazzo -. Senza telefono l’ora è volata. Ho visto compagni che odiano storia e matematica prendere appunti, intervenire. Abbiamo degli insegnanti che fanno lezione in modo molto interattivo e questo già è bellissimo. E c’è più possibilità di confrontarci tra noi“.

Tutto è nato da un lavoro sulle dipendenze svolto dalla professoressa di lettere: “Abbiamo guardato sui loro telefoni le statistiche dell’uso: per alcuni si arrivava a 8 ore al giorno. Abbiamo parlato di relazioni fittizie, di follower, di hate speech. Il cellulare per loro è una via di fuga, dà sicurezza, ma toglie la libertà. Durante le lezioni ora c’è un’energia diversa, ora sono più consapevoli. Non saremmo arrivati allo stesso risultato, con una semplice imposizione” dice la docente.

Il deposito dei cellulari esiste già in altre scuole.  All’istituto professionale Carlo Porta c’è dal 2017. “I ragazzi quando si iscrivono trovano già questa norma assodata e l’accettano“, dice la ds Rossana Di Gennaro.

Un esperimento particolare va avanti da novembre in due classi prime del Carducci. Ci sono tre fasi: passare una giornata scolastica, poi metà domenica e infine una settimana intera a scuola senza cellulare. Gli alunni scrivono poi in un tema le loro sensazioni.
Senza telefono mi sento chiuso dentro una gabbia con dentro me e un’altra persona” si legge in un tema di un alunno. “È interessante – commenta la professoressa – leggere la loro presa di consapevolezza in una scrittura terapeutica, di autoanalisi. Hanno provato quanto il cellulare impatta sulla loro vita“.

In buona sostanza in questi istituti si fa ciò che prevede la circolare del ministro Valditara dello scorso dicembre e che ricalca quanto già previsto dalla normativa: il cellulare in classe non si usa. “L’interesse delle studentesse e degli studenti, che noi dobbiamo tutelare, è stare in classe per imparare – aveva detto Valditara -. Distrarsi con i cellulari non permette di seguire le lezioni in modo proficuo ed è inoltre una mancanza di rispetto verso la figura del docente, a cui è prioritario restituire autorevolezza”. 

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