Cellulari a scuola, in Lombardia sono tante le scuole “phone free”. Il dibattito prosegue

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In queste prime settimane di inizio lezioni uno dei temi a tenere banco è stato quello del cellulare a scuola, se consentirne l’uso a studenti (e docenti).

Dopo la polemica del regolamento del liceo Malpighi di Bologna, che ha evitato l’suo di smartphone per studenti e docenti, si “scoprono” in realtà moltissime scuole che hanno già da tempo abolito l’uso di questi dispositivi in classe.

Ad esempio in Lombardia, si legge su La Repubblica, sono sempre di più gli istituti “phone free”, in cui gli studenti – e in qualche caso anche i professori – si separano dai rispettivi smartphone all’inizio della giornata scolastica (lasciandoli in appositi cassetti o armadietti) per poi recuperarli solo dopo il suono dell’ultima campanella.

Addirittura, in provincia di Brescia, in particolare, tre istituti su dieci vietano l’utilizzo dei telefonini in classe.

Il dilemma è sempre lo stesso che si trascina da alcuni anni: il telefonino in classe può diventare un utile supporto all’apprendimento o è solo una fonte di distrazione, specialmente dopo gli anni della pandemia, in cui molti giovani e giovanissimi hanno finito per sviluppare un’autentica dipendenza dai loro device?

Quello che ha fatto la collega del Malpighi noi lo stiamo seguendo da quattro, cinque anni. Abbiamo spiegato agli studenti che è un modo di insegnare come autoregolarsi, direi che è un pezzettino di educazione civica. Trovo, però, eccessivo toglierlo agli insegnanti, perché daremmo un’immagine negativa agli studenti. L’insegnante è una persona che si autoregolamenta. La prima cosa che si deve fare è dare l’esempio”, ha detto Mario Rusconi, numero uno ANP Roma, nel corso del suo intervento a Mattino in Famiglia, su Rai 1, che torna dunque a commentare il tema.

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