Celebrazione Convenzione ONU disabili: I costi mai prima dei diritti!

di Gianluca Rapisarda
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Il 13 dicembre di ogni anno coincide con l’anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, approvata appunto il 13 dicembre 2006.

La Convenzione impegna le 192 Nazioni che compongono l’Assemblea Generale dell’ONU ad adottare leggi che proibiscano diversità basate su qualsiasi forma di disabilità psichica, motoria e sensoriale.

Sono più di un miliardo i cittadini con disabilità del nostro pianeta a fruire e beneficiare dei diritti previsti e garantiti da tale civilissimo documento. Siamo dunque di fronte ad una realtà molto importante e non certo da sottovalutare, perché numericamente viene “al terzo posto” nel mondo, dopo le popolazioni di Cina e India.

Come chi scrive ha già spiegato in un articolo recentemente pubblicato sulle pagine di Orizzonte scuola, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, riferendosi direttamente alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e riaffermando i diritti inalienabili che appartengono a ciascun individuo, pone in modo “rivoluzionario” la disabilità come una questione che non riguarda più la salute, ma i diritti umani. In proposito, significativo è il fatto che essa stabilisce che «ogni trattamento discriminatorio che non ha una giustificazione rappresenta una violazione dei diritti umani».

La Convenzione ONU del 2006 è stata ratificata in Italia con la legge 18 del 2009, ai sensi della quale è stato di recente emanato il nuovo Programma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, adottato con Decreto del Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 dicembre 2017 (n. 289).
Il predetto Secondo Programma biennale, unitamente ai 17 obiettivi dell’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile, rappresentano senz’altro importanti e condivisi punti di riferimento per rendere concreti, anche in Italia, i princìpi e i valori della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Tuttavia, nonostante tali avanzati strumenti normativi e lungimiranti impegni politici, la cronaca nel nostro Paese, da Nord a Sud, riporta quotidianamente ancora e troppo spesso storie di esclusione sociale e di discriminazione di cittadini disabili, facendo tristemente della condizione di disabilità uno dei fattori determinanti di impoverimento.

In tal senso, la Delega sull’Inclusione della Buona Scuola, la Legge sull’autismo, la cosiddetta norma sul “Dopo di Noi”, la Riforma del Terzo Settore, la Legge Delega sulla povertà con il Reddito d’Inclusione [approvate rispettivamente con Decreto Legislativo 66/17; Legge 134/15; Legge 112/16; Legge 106/16; Legge 33/17, N.d.R.] e i fondi sulla non autosufficienza e per i caregiver familiari stanno emblematicamente costituendo delle occasioni perdute per i disabili del nostro Paese. Trattasi infatti di provvedimenti sacrosanti ed assolutamente condivisibili, ma che rischiano di restare “inapplicati” o quanto meno “imbrigliati”, poichè non adeguatamente finanziati.

In pratica, i costanti tagli operati sul welfare nell’ultimo decennio dai vari Governi di ogni colore, in nome della spending review, stanno relegando noi persone con disabilità italiane a un semplice ruolo di “cittadini di serie B” e le politiche destinate alla disabilità ad un mero “optional”.

come se i costi venissero prima dei diritti. Ma un Paese che antepone il contenimento della spesa ai diritti fondamentali dell’uomo è un Paese “malato”, che dimentica colpevolmente la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e pure la recente Sentenza “spartiacque” della Corte Costituzionale n. 275/16, la quale ha stabilito in modo inequivocabile che «sono i diritti incomprimibili della persona ad incidere sull’equilibrio di bilancio e non quest’ultimo a condizionare la loro doverosa erogazione».
Al riguardo, è opportuno rammentare che nell’esaminare il Rapporto Ufficiale dell’Italia sull’attuazione dei princìpi e delle disposizioni contenute nella Convenzione, il Comitato ONU preposto a tale compito, lo scorso anno si è espresso così: «È  necessario ancora fare un cambio di paradigma, in modo che le persone con disabilità siano considerate come persone uguali nella società e non un peso o qualcuno che drena risorse del welfare state».

Il problema è che, nel “sistema Italia”, manca una visione strategica e organica sulla disabilità, che spesso si concretizza nell’incapacità cronica di leggere in modo strutturale i bisogni delle persone con disabilità, di programmare in loro favore a medio e lungo termine, con buona pace del “mainstreaming”, tanto decantato dalla medesima Convenzione ONU del 2006.
L’auspicio, pertanto, è che la ricorrenza odierna del 12° anniversario della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità possa indurre tutta la nostra classe politica ed i nostri governanti, alle prese in questi giorni con la discussione della Legge di stabilità del 2019, a mettere veramente la disabilità al centro dell’agenda politica.

Un Paese civile, infatti, è solo quello che fa dei suoi cittadini più deboli i protagonisti della collettività. E’ questo il più bel regalo “inclusivo” che noi disabili italiani ci aspettiamo da Babbo Natale.

Consigliere della Federazione delle Istituzioni Pro Ciechi

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