CdM approva il docente esperto, Pacifico (Anief) spiega perché è stupido brindare: dov’è l’innovazione? La figura esisteva già 10 anni fa

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Il Consiglio dei ministri degli “affari correnti” conferma tutto: con l’approvazione del decreto legge Aiuti bis, a breve in Gazzetta Ufficiale, introduce il “docente esperto”, la nuova figura di insegnante che riguarderà non più di 8mila docenti e avrà l’obbligo triennale di sede ricompensata attraverso un indennizzo di 5.650 euro dopo tre trienni di formazione.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “è stupido brindare al docente esperto, perché chi esulta per la possibilità di assegnare non prima di 10 anni 5 mila euro a soli 8 mila insegnanti meritevoli, non ricorda che un decennio fa i vicepresidi potevano percepire più soldi come indennità di reggenza (prima che fosse tolta dal CCNL 2016/2018) e che oggi con i fondi del Mof (Miglioramento dell’offerta formativa), in base ai diversi incarichi che ricopre, un docente in ogni scuola può arrivare a prendere ugualmente quasi quella cifra senza nessuna valutazione come ‘esperto’ nei mestieri dell’autonomia”.

Secondo Pacifico, “se si vuole introdurre una carriera tra i docenti, si discuta allora con i sindacati sui nuovi profili e ordinamenti professionali, senza ledere la libertà di insegnamento e ancorando gli stipendi annualmente all’inflazione e progressivamente alla media europea. E non si spacci per ‘esperto’ il docente che, tra l’altro, verrà valutato non per il suo lavoro, quale è l’insegnamento. Quel docente potrà essere chiamato un esperto di progettazione, individuato per realizzare gli stessi obiettivi delle funzioni obiettivo, i vicari, i collaboratori dei presidi (senza magari essere più retribuito per tali incarichi). Ma, di certo, non potrà essere definito un docente ‘esperto’, come la propaganda dell’ultimo giorno vorrebbe far passare”.

La verità, continua il sindacalista autonomo, è che “queste figure professionali esistono già oggi e non c’è alcun bisogno di aspettare dieci anni. Basterebbe, piuttosto, valorizzarle con il nuovo contratto collettivo nazionale. Invece, nulla si fa per riallineare gli stipendi di tutti gli insegnanti al costo di vita attuale, che infatti nell’ultimo periodo sovrasta le buste paga dei lavoratori della scuola di quasi 20 punti percentuali. Questo bisognerebbe fare: riallineare almeno all’inflazione gli stipendi di tutti gli insegnanti. Ancora di più perché i precari, i supplenti, praticamente uno ogni quattro in servizio, non potranno mai essere valutati come ‘esperti’”.

“Senza dimenticare che ancora una volta per il Governo il personale Ata – i circa 250mila amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici – quando si parla di merito, indennità e valorizzazione del personale non esiste, tranne quando sono chiamati a lavorare sui pasticci della scuola dell’autonomia. Ecco perché – conclude Pacifico – chi esulta per docente ‘esperto’ dovrebbe spiegarci il motivo e per chi lo fa”.

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