Cattedre vuote per mancanza di candidati in alcune discipline e per le rinunce dei docenti: inizio scuola travagliato

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Anche quest’anno le lezioni iniziano con tante cattedre scoperte e moltissimi supplenti. Quali sono i principali motivi? L’assenza di candidati in alcune classi di concorso e le rinunce, che specialmente al Nord hanno un certo peso.

Al di là dei numeri di immessi in ruolo e di supplenti, che vede una differenza fra quanto riporta il Ministro Valditara e le stime dei sindacati, le assunzioni in ruolo dei docenti hanno subito (anche) quest’anno un rallentamento.

Finora, rispetto al numero autorizzato dal MEF, mancano all’appello circa 10 mila posti a ruolo. Tale mancate assegnazioni sono dovute principalmente a 2 motivi: l’assenza di candidati in alcune classi di concorso, specialmente le discipline STEM ricorda Italia Oggi, e la rinuncia alla cattedra da parte del docente.

Da un lato dunque il quadro porta di nuovo alla riflessione sulla formazione dei docenti e sull’investimento in alcuni settori che evidentemente ancora non hanno “sfondato”. Dall’altro lato la questione rinuncia alla cattedra, fenomeno diffuso soprattutto al Nord, mette ancora una volta il dito nella piaga, ovvero che il problema degli stipendi bassi dei docenti e il costo della vita elevato in quelle zone, condiziona pesantemente il meccanismo della copertura delle cattedre.

Ad esempio, la Lombardia, delle 11.654 assunzioni autorizzate, al 31 agosto ne aveva fatte 8.100, lasciando quindi un residuo di cattedre di 3.500 unità. Al 31 agosto, circa 900 di queste scoperture erano dovute proprio al fenomeno delle rinunce. Addirittura questo numero si è abbassato di circa 50 unità l’8 settembre dovuto ai docenti che non si sono presentati alla presa di servizio.

Quello della rinuncia è dunque un fenomeno che già da alcuni anni assume un ruolo importante ai fini del funzionamento delle immissioni in ruolo.

Infatti, le “rinunce tardive” e i sistemi non sincronizzati contribuiscono alla percezione che l’algoritmo delle graduatorie provinciali per le supplenze  non funzioni correttamente.

Al di là dei casi di insegnanti che magari sono stati immessi in ruolo tramite altre procedure, resta il fatto che specialmente chi si deve trasferire dal Sud verso il Nord, come appunto la Lombardia, spesso alla fine decide di rinunciare, dato che, conti alla mano, “il gioco non vale la candela”, per i troppi sacrifici economici che non tutti possono permettersi.

E anche chi è coraggioso e decide di trasferirsi per una supplenza, deve fare i conti con la situazione disagevole.

Proprio in questi giorni abbiamo riportato la storia di una docente messinese che ha accettato una supplenza annuale a Brescia.

Ricordiamo, a tal proposito, che il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sta studiando un “piano casa” per i docenti che si trasferiscono al Nord.

Ho avviato oggi un confronto proficuo con regione Lombardia: il “piano casa” per il personale della scuola, che ho lanciato alcuni mesi fa, compie un passo avanti importante. L’obiettivo è dare risposte concrete al disagio abitativo di chi lavora per i nostri giovani”: così il Ministro al termine dell’incontro a Palazzo Lombardia con l’assessore regionale alla casa e all’housing sociale Paolo Franco sul tema delle disponibilità abitative per insegnanti e personale scolastico. Un “percorso che proseguirà nelle prossime settimane”, hanno condiviso Ministro e assessore.

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