Cattedre vuote e insegnanti disoccupati: il paradosso delle pessime politiche scolastiche

di redazione
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USB – Nella data odierna si è svolta l’audizione in Commissione Consiliare Istruzione del Comune di Bologna, chiesta dai consiglieri del Gruppo 5 Stelle sulle problematiche relative al blocco delle insegnanti supplenti, di sostegno e personale ATA.

La Commissione ha voluto confrontarsi con il mondo della scuola: dirigenti scolastici, USP di Bologna, rappresentanti delle famiglie e organizzazioni sindacali. Come USB Scuola PI Bologna siamo stati presenti intervenendo per sottolineare come l’attuale situazione delle mancate supplenze sul sostegno e dei diversi problemi riscontrati dall’utenza circa la mancanza di continuità didattica educativa e la presenza in cattedra di personale senza specializzazione sul sostegno sia effettivamente una situazione di emergenza che riguarda il territorio bolognese, ma anche le scuole italiane tutte. Abbiamo ribadito che i diritti dei Lavoratori sono fortemente connessi con quelli dell’utenza e quando si comprimono i primi inevitabilmente il diritto allo studio non può essere pienamente garantito. Impedire il trasferimento dei docenti o vincolare la loro permanenza su un certo territorio non risolverà la situazione di carenza strutturale degli organici e di emergenza rispetto all’assenza di docenti specializzati sul sostegno.

Le normative nazionali, dettate da esigenze di contenimento della spesa pubblica e volute dall’introduzione dell’articolo 81 di pareggio di bilancio in Costituzione, nonché dalle decennali operazioni di spending review e di blocco delle assunzioni, hanno determinato una forte riduzione degli organici del personale ATA e della possibilità di sostituire il personale docente e ATA per le supplenze brevi.

Qualunque soluzione tecnica più o meno “creativa” avrebbe solo la parvenza di una soluzione momentanea, ma a lungo andare sarebbe insufficiente e i problemi riemergerebbero. Occorre dare risposte alle legittime richieste dei lavoratori di tutela dei propri diritti e alle altrettante legittime aspettative delle famiglie e degli studenti di avere una scuola pubblica di qualità su tutto il territorio nazionale, non solo in Emilia Romagna.

Ostinarsi a guardare il dito, continuando ad addossare ai lavoratori della scuola responsabilità che non sono a loro imputabile è oltremodo offensivo e finanche ridicolo nell’attuale sistema di welfare che viene smantellato ogni anno a colpi di austerity e vincoli alla spesa pubblica dall’alto. Gli amministratori, i politici locali e nazionali devono cominciare a guardare la luna, cioè l’origine dei problemi che affliggono la scuola in questo paese e che sono determinati da una volontà politica e sovranazionale alla quale tutti i governi degli ultimi venti anni stanno cedendo qualunque tipo di scelta democratica.

Quel danno che oggi l’utenza vede nel caso del sostegno agli alunni con disabilità è solo la punta dell’iceberg di una serie di sottrazioni di diritto allo studio: classi pollaio da 29, 30, 31 alunni in presenza anche di studenti con disabilità grave e in spregio alla normativa vigente; mancata copertura totale degli studenti con disabilità grave come prevede invece la Legge 104; sovraffollamento di più disabili 3, 4 fino a 5 studenti nella stessa classe; mancata sostituzione del personale ATA assente e del personale docente in caso di compresenza tra sostegno e materia; tentativi di esternalizzazione del sostegno attraverso le ore di educatori pagati peraltro una miseria dalle cooperative alle quali il comune appalta il servizio. Questa casistica si riscontra in tante, troppe scuole di Bologna, dell’Emilia Romagna e delle altre regioni italiane, senza che nessuno ne risponda mai fino in fondo.

Forse è giunto il momento per istituzioni cittadine di prendere atto dei problemi ma anche dell’origine che li ha determinati, per cominciare a fare pressione insieme all’ANCI e agli altri comuni sul governo al fine di garantire finanziamenti e assunzioni per la scuola pubblica.

Noi saremo presenti alla manifestazione a Roma il prossimo 20 ottobre contro le privatizzazioni e lo smantellamento della pubblica amministrazione, per chiedere la nazionalizzazione dei settori strategici.

Nazionalizzare significa proprio questo: riportare nell’ambito del settore pubblico funzioni essenziali che sono garanzia per la vita dei cittadini.

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