Cattedre vuote per trasferimenti e immissioni in ruolo, a settembre sarà boom: oltre 90 mila. Concorsi in stallo

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Una elaborazione della Cisl Scuola arriva a prevedere circa 94 mila cattedre vuote a settembre. Con i concorsi bloccati e il rebus organico covid, risulta molto probabile un nuovo boom di supplentite il prossimo anno scolastico.

In queste settimane si prepara il rientro in classe previsto dal 7 gennaio per le scuole secondarie di secondo grado. Tuttavia, non bisogna dimenticare, alla luce degli ultimi numeri sui pensionamenti, che il prossimo anno scolastico presenterà un numero di record di cattedre vuote da coprire.

In base ad una elaborazione della Cisl Scuola, sommando i 66.334 posti rimasti vacanti lo scorso settembre, ai 27.592 insegnanti che hanno fatto domanda di pensionamento, si arriverebbe a circa 94mila posti liberi, riporta Il Sole 24 Ore.

Stiamo parlando di cattedre in organico di diritto su cui è possibile effettuare assunzioni trasferimenti dei docenti di ruolo e immissioni in ruolo (su queste ultime grava il peso del vincolo dei 5 anni di permanenza nella sede di titolarità, vincolo che ha già determinato il flop della call veloce a settembre 2020).

Supplentite cronica anche il prossimo anno?

Tuttavia, lo spauracchio “supplentite” si affaccia anche per il prossimo anno scolastico e non è detto che i numeri di supplenze non possa aumentare rispetto all’anno scolastico in corso. Anzi, le prospettive non fanno ben sperare.

Partiamo dalle immissioni in ruolo 2020: quest’anno il Mef ne aveva previsti circa 85 mila. Alla fine, a settembre scorso, le assunzioni a tempo indeterminato sono state circa 20 mila, lasciando dunque una quota consistente di cattedre non assegnante in ruolo.

Per quale motivo? Mancavano gli aspiranti nelle graduatorie da cui “pescare” per le assunzioni, sia da Gae, specialmente nella scuola secondaria, che nelle graduatorie di merito dei concorsi.

E il prossimo anno scolastico la storia rischia di ripetersi. Anche perchè i concorsi, al momento restano al palo a causa della pandemia.

Concorsi bloccati e aspiranti non disponibili all’immissione in ruolo

Il concorso straordinario, che ancora deve concludersi, è stato nuovamente rinviato dall’ultimo Dpcm: se le condizioni dovessero consentirlo, la conclusione della procedura riservata per la scuola secondaria dovrebbe terminare i primi mesi dell’anno, forse addirittura in piena primavera (dipende molto dall’eventuale terza ondata covid e dai conseguenti provvedimenti). Seppur con ritardo, i docenti vincitori dovrebbero essere in grado di essere disponibili il primo settembre 2021, anche se per alcuni di loro il contratto avrà comunque decorrenza dal primo settembre 2020.

Poi ci sono i concorsi ordinari per la scuola secondaria e per l’infanzia e primaria che sono rimasti letteralmente bloccati: considerando la procedura decisamente più complessa e quindi con tempistiche maggiori, non si sbaglia a pensare che i vincitori non possano essere pronti per l’anno scolastico 2020/2021: le prove si svolgeranno nel corso del prossimo anno e di conseguenza non faranno in tempo per settembre 2021.

E poi c’è l’organico covid, assunto a tempo determinato per fronteggiare la pandemia: cosa accadrà a questi insegnanti precari?

Pertanto, le tantissime cattedre vuote previste il prossimo anno, si accompagneranno con i soliti numeri modesti di possibilità di stabilizzazione. Il punto è proprio questo: se mancano gli aspiranti nelle graduatorie, si possono autorizzare anche 100 mila o 200 mila assunzioni a tempo indeterminato. Il numero disponibile, secondo le regole del reclutamento, resterà sempre basso e capace di garantire per lo più il ricambio dopo i pensionamenti.

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