Carta docenti ai precari, ancora una volta sarà la Corte di giustizia europea a decidere su una causa patrocinata dai legali di Anief

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Dopo lo stop del Tar Lazio, il sindacato non si è fermato e ha ottenuto dal tribunale di Vercelli la remissione alla corte di Lussemburgo dove con il proprio ufficio legale ha già discusso le cause sulla compatibilità del diritto italiano con quello comunitario in merito all’abuso dei contratti a termine, alla ricostruzione di carriera e ai risarcimenti del personale precario della scuola Italiana.

Anief mette a disposizione il modello gratuito di diffida ai propri iscritti per interrompere la prescrizione e richiedere l’erogazione dell’assegno per gli ultimi cinque anni. Se accolto, lo Stato dovrebbe versare da 500 a 800 milioni di arretrati.

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L’ordinanza di remissione in Corte di Giustizia Europea, ottenuta presso il Tribunale di Vercelli, accoglie la domanda di una docente Biellese. La vicenda riguarda la famosa Carta Docenti istituita con l’art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015 che aveva sancito, al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, l’istituzione della Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

La Carta, dell’importo nominale di 500 euro annui, per ciascun anno scolastico, viene utilizzata per l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale, per l’acquisto di hardware e software, per l’iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali e per altre ulteriori attività culturali e formative.

Da anni la Carta docenti viene corrisposta solo ai docenti di ruolo mentre da sempre sono esclusi i docenti precari, nonostante avessero stipulato contratti annuali o addirittura precari poi entrati in ruolo. La vicenda da anni ha interessato migliaia e migliaia di docenti precari ma nonostante tutte le pressioni la questione è rimasta irrisolta.

Nel 2016, una sentenza del Tar Lazio negò il diritto e da quel momento la questione sembrava essere definitivamente chiusa. Nel 2020 però la carta docenti è diventata infatti indispensabile per l’acquisto del materiale informatico necessario per svolgere l’attività didattica a distanza in cui viene utilizzato anche il personale docente a tempo determinato.

Inoltre una sentenza della Corte di Lussemburgo del 2019 aveva riconosciuto, a seguito alla remissione del Tribunale Amministrativo di Pamplona, il diritto di ricevere l’indennità sessennali per la formazione continua anche ai dipendenti di ruolo inquadrati nella funzione pubblica docente, senza esclusione di coloro che sono dipendenti temporanei, quando, sotto il profilo della percezione dell’indennità in discussione, le due categorie di lavoratori in parola si trovano in situazioni comparabili.

Questi argomenti che hanno indotto l’avvocato Giovanni Rinaldi, insieme ai colleghi Nicola Zampieri, Walter Miceli e Fabio Ganci, legali Anief, a proporre dei ricorsi. A distanza di pochi mesi le argomentazioni hanno convinto il Giudice di Vercelli che ha rimesso ogni decisione alla Corte di Giustizia Europea che dovrà vagliare se sussistono valide ragioni per disapplicazione dell’art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015 e del D.P.C.M. n. 32313/2015 per contrasto con la clausola 4 dell’accordo quadro del 18.3.99 sul lavoro a tempo determinato, recepito dalla direttiva 1999/70/CE e violazione dell’art. 14 della CDFUE, dell’art. 10 della carta sociale europea e della clausola 6 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, recepito dalla direttiva 1999/70.

Una disapplicazione che cristallizzerebbe il diritto di migliaia di precari a poter rivendicare 500 euro per ogni anno scolastico dal 2015/16 in poi in cui hanno stipulato contratti a tempo determinato al 30 giugno o al 31 agosto. Un masso che cadrebbe sul MEF e sul Governo Draghi, perché le somme sono davvero importanti.

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