Carta docente, il Governo ha capito l’errore. Anief: ora allarghi la card ai precari e ripari anche alla mancata proroga dell’organico Ata

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Dietrofront del Governo sulla Carta del Docente: dopo l’inserimento di ieri, nella bozza della Legge di Bilancio, di un articolo che andava ad abolirne l’assegnazione al personale di ruolo dal 1° settembre 2022 per far confluire l’intero budget nel MOF per premiare il merito e “la dedizione nell’insegnamento” in sede di contrattazione integrativa, il Consiglio dei Ministri non se l’è sentita di approvare un provvedimento così incoerente.

“Alle sette di sera – scrive oggi Il Corriere della Sera – il ministro Patrizio Bianchi è riuscito a convincere i colleghi e il premier a stralciare la norma: i 260 milioni per il fondo di valorizzazione degli insegnanti sono stati trovati con altre poste”. Solo che “non è stata l’unica grana provocata dalla legge: nell’allungare fino a giugno i contratti per gli insegnanti Covid (300 milioni), ha dimenticato il personale Ata, i cui contratti scadranno a dicembre. Toccherà al Parlamento cercare di inserirli tra le proroghe”. Anche Orizzonte Scuola dice che si rimane in attesa di “una risposta: quella per gli ATA, che al momento resterebbero esclusi dalla proroga”.

Anief ringrazia i ministri del Governo Draghi che hanno immediatamente compreso quanto sarebbe stato ingiusto cancellare la card del docente, ma allo stesso tempo torna a chiedere allo stesso Governo di impegnarsi con lo stanziamento di risorse aggiuntive per introdurre specifiche indennità ed estendere il contributo anche a tutto il personale precario e amministrativo della scuola. L’aggiornamento della professione non dipende dal tipo di contratto di lavoro stipulato: sull’estensione della Carta Docente al personale precario è pendente in Corte di giustizia europea, dopo che lo scorso mese di luglio, su un ricorso presentato dall’ufficio legale di Anief, è stata sollevata una questione pregiudiziale dal tribunale di Vercelli per l’evidente disparità di trattamento della norma”.

“Non era possibile – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che i soldi della formazione, oltre 300 milioni di euro l’anno, invece di essere integrati e assegnati anche ai precari, con un colpo di mano e senza confronto con il sindacato rappresentativo venissero dirottati ad una parte del personale di ruolo e pure tassati. Chiediamo quindi ancora una volta che questa discriminazione venga meno. Come riteniamo insensato avere previsto la proroga per l’organico Covid, fino al termine dell’anno scolastico, solo per i docenti e non per gli amministrativi, tecnici e ausiliari della scuola. Anziché attuare un ripensamento complessivo della dotazione organica, come sarebbe necessario, e confermare gli oltre 70mila posti Covid dello scorso anno, si è deciso di dimezzarne quasi il numero. E anche dimenticando la proroga di una buona metà. Non dimentichiamo che questi supplenti brevi, al pari dei loro colleghi, non hanno nemmeno l’assegno mensile riconosciuto nel salario accessorio, nonostante nei ricorsi promossi sia stato accertato il loro diritto. Come i docenti precari non hanno la ‘voce’ della retribuzione professionale: in entrambi i casi abbiamo presentato ricorso”.

È stato giustamente cancellato l’articolo 102 della prima bozza della Legge di Bilancio che cancellava la Carta del docente facendo confluire i soldi nel fondo che distribuisce gli aumenti: anche i ministri, dopo la pronta denuncia del sindacato Anief, hanno ben compreso che i fondi destinati a tutti gli insegnanti a tempo indeterminato per aggiornarsi (presso enti di formazione qualificati o riconosciuti dal ministero dell’Istruzione) e acquistare dispositivi digitali utili allo svolgimento della professione, si sarebbero andati a disperdere in una indefinita retribuzione aggiuntiva destinata solamente ai docenti da valorizzare, per premiare “in particolare la dedizione all’insegnamento, l’impegno nella promozione della comunità scolastica e la cura nell’aggiornamento professionale continuo”.

“La trovata – dice ancora Il Corriere della Sera – era destinata a scontentare gli insegnanti, ma che pare abbia sorpreso lo stesso ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. E ha fatto sollevare più di qualche sopracciglio anche all’interno della maggioranza, per esempio fra i parlamentari del Movimento Cinque Stelle e di Italia Viva che difendono la carta del docente, istituita ormai 6 anni fa dalla legge sulla Buona Scuola, cioè ai tempi del governo Renzi.

L’articolo nella bozza della legge di Bilancio 2022:

(Misure connesse all’emergenza epidemiologica nell’ambito scolastico)

1. Al fine di corrispondere alle esigenze delle istituzioni scolastiche connesse all’emergenza epidemiologica, il termine dei contratti sottoscritti ai sensi dell’articolo 58, comma 4-ter, lettera a), del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito con modificazioni dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, può essere è prorogato fino al termine delle lezioni dell’anno scolastico 2021/2022 nel limite delle risorse di cui al secondo periodo. Conseguentemente, il fondo di cui all’articolo 235 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è incrementato di 300 milioni di euro per l’anno 2022. Il Ministero dell’istruzione, entro il 31 luglio 2022, provvede al monitoraggio delle spese di cui al primo periodo, comunicando le relative risultanze al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e la quota parte delle risorse di cui al secondo periodo che in base al monitoraggio risulti non spesa è versata all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnata al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato. Ai relativi oneri si provvede …

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