Carta docente, a Padova il giudice conferma che bastano 5 mesi di supplenza l’anno e che il lavoro svolto dai precari è “identico” a quello dei colleghi di ruolo: 1.500 euro all’insegnante che ha fatto ricorso con Anief

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Sentenza

Per accedere alla Carta del docente i supplenti devono avere svolto “almeno 5 mesi (150 giorni) di prestazione lavorativa nell’anno scolastico, pari all’entità minima della prestazione di un docente di ruolo part-time”.

Lo ha ribadito il 2 maggio il Tribunale di Padova nel risarcire una insegnante che, difesa dai legali Anief, ha presentato ricorso per la mancata assegnazione nei suoi confronti della card di aggiornamento annuale pari a 500 euro invece dati ai colleghi di ruolo. Il giudice, nell’assegnargli 1.500 euro complessivi, relativi alla copertura del periodo 2020-2023 e delle supplenze svolte in quell’arco temporale, ha ricordato che “la Corte di Cassazione, investita della questione in via pregiudiziale, con sentenza n. 29961 del 27 ottobre 2023 ha sottolineato come alla luce della “connessione temporale” esistente tra il diritto alla Carta elettronica e la “didattica annuale”, appare ingiustificata la limitazione del beneficio suddetto ai soli insegnanti di ruolo, con esclusione dei “docenti a tempo determinato che, essendo chiamati a lavorare sul medesimo piano didattico-temporale […] risultano quindi, da ogni punto di vista, comparabili”. Dopo avere ricordato le posizioni analoghe espresse dalla Corte di Giustizia UE e del nostro Consiglio di Stato, il giudice del lavoro ha concluso che “la formazione e l’aggiornamento del docente non può che essere considerata identica sia per i docenti assunti a tempo indeterminato che per quelli assunti a tempo determinato”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “sulla Carta del docente se dalla Corte di Giustizia europea, come pure dal Consiglio di Stato e dalla  Cassazione con la sentenza 4090/23, sono emerse delle posizioni motivate e chiaramente a favore dei precari, è assai difficile che i tribunali sostengano il contrario. Anche sui 150 giorni minimi per anno scolastico sembra esservi condivisione. A chi volesse intraprendere la strada del risarcimento non rimane che presentare ricorso con i legali Anief, così da recuperare in tal modo 500 euro per ogni anno scolastico svolto”, conclude Pacifico.

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