Carta del docente, il Governo la vuole tagliare ma adesso tutti la difendono: “Deve restare”. E i precari sperano ancora di ottenerla

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La carta del docente, il bonus da 500 euro destinato alla formazione e aggiornamento professionale degli insegnanti introdotta con la legge 107/2015, la Buona Scuola, è tornata al centro dell’attenzione: nel decreto reclutamento approvato dal Governo si prevede il taglio del bonus a partire dai prossimi anni. La politica si sta muovendo e punta al mantenimento della carta. Nel frattempo, anche i precari sperano di ottenerla dopo l’ordinanza della Corte di Giustizia Europea.

Al comma 9 dell’articolo 44 del decreto legge 36, dedicato al reclutamento e formazione dei docenti, viene specificato che è autorizzata la spesa di 2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023.

Tuttavia, per gli anni dal 2023 al 2026 i costi dell’operazione della Scuola di Alta Formazione sono recuperati mediante i fondi della Missione 4 – Componente 1 – Riforma 2.2 del PNNR, mentre a decorrere dall’anno 2027, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 123 della Legge 13 luglio 2015, n. 107, ovvero i 381,137 milioni annui destinati dal 2015 fino ad oggi al finanziamento della carta del docente.

Negli ultimi giorni, però, le forze politiche sono scese in campo per esprimere la propria contrarietà al taglio del bonus 500 euro per gli insegnanti, sottolineandone l’importanza.

Fra i primi a difendere la card docenti c’è proprio chi l’ha introdotta: Matteo Renzi, leader di Italia Viva, è stato infatti il premier che nel 2015 ha puntato sul bonus per la formazione: “La carta del docente è stata una nostra, lungimirante, intuizione nel 2015. Toglierla o decurtarla oggi è un errore e un autogol. Ho firmato un emendamento per chiedere al Ministro di riconoscere l’errore e tornare indietro. Viva la carta del docente“.

Ma Renzi non è l’unico a battersi per la carta: anche il partito democratico non ritiene affatto positiva la previsione del Governo: Roberto Rampi, capogruppo del PD in commissione Istruzione e Cultura al Senato, nel corso dell’intervista live su OS TV del 31 maggio, ha detto infatti: “Noi abbiamo pensato alla card degli insegnanti che aveva una logica. Era uno strumento per i docenti per darsi dei momenti di crescita. Quella carta va preservata e anzi potenziata“.

C’è anche il Movimento Cinque Stelle fra le forze politiche che intendono mantenere il bonus per l’aggiornamento professionale:“Riteniamo opportuno eliminare i tagli all’organico del personale docente e alla Carta Docente, che non deve essere né abolita né ridimensionata”, dichiarano i membri pentastellati delle commissioni, che hanno presentato emendamenti al decreto legge 36 dove compare proprio una voce dedicata alla carta 500 euro.

Anche per il presidente della Commissione Istruzione al Senato, Riccardo Nencini, la Carta docente deve restare.

Carta del docente ai precari: si apre un varco?

L’altra grande questione relativa alla card docenti è quella di estenderla anche ai precari: la misura al momento è valida solo per i docenti di ruolo creando però malcontento all’interno della lunga schiera di supplenti. La politica negli ultimi anni ha tentato timidamente di presentare modifiche per estendere il bonus ai precari, senza tuttavia riuscire mai.

Adesso però c’è un’ordinanza della Corte di Giustizia Europea che potrebbe aiutare a far cambiare idea sulla questione: la VI sezione della Corte di Giustizia Europea, con ordinanza del 18 maggio 2022, ha riconosciuto anche a tutti i docenti precari della scuola il diritto ad usufruire del beneficio economico.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell’associazione sindacale Anief che ha promosso il ricorso, “si tratta di una sentenza storica non solo in quanto completa il delicato percorso di parificazione del personale precario al personale di ruolo, ma anche perché ribadisce l’equipollenza e pari dignità del servizio espletato dai docenti a tempo determinato, consentendo a tutti i docenti precari o ex precari di recuperare dal Ministero dell’Istruzione le somme non versate”.

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