Carta del docente ai precari, Anief: si può fare ricorso anche assieme a un collega. Il Tribunale di Messina risarcisce con 1.000 euro due docenti con doppia supplenza annuale in scadenza 30 giugno

WhatsApp
Telegram

L’aggiornamento professionale va assicurato anche ai supplenti: a sostenerlo è ora pure il giudice del lavoro di Messina, che ha dato ragione a due docenti precarie, difese dai legali che operano per Anief, che reclamavano l’assegnazione della Carta del docente loro negata pur avendo svolto, lo scorso e il presente anno scolastico, delle supplenze annuali con scadenza 30 giugno.

Nella sentenza, emessa l’8 maggio, il Tribunale ha condannato l’amministrazione pubblica a risarcire le due insegnanti con 1.000 euro ciascuno, ricordando i numerosi pronunciamenti giunti nel corso dell’ultimo biennio dalle più importanti aule giudiziarie d’Italia e d’Europa: ha quindi citato il recente pronunciamento favorevole “della Suprema Corte di Cassazione, sez. lav., n. 29961 del 27.10.2023”, in primis sostenendo che è lecito assegnare la card annuale sua ai precari che ricevono “incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi dell’art. 4, comma 1, L. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi dell’art. 4, comma secondo, della L. n. 124 del 1999”.

Il giudice del lavoro di Messina ha anche evidenziato il sì alla Carta del docente espresso del Consiglio di Stato, che “nella sentenza n. 1842/2022 del 16.3.2022, ha evidenziato che tale sistema di formazione “a doppia trazione” (quella dei docenti di ruolo, la cui formazione è obbligatoria, permanente e strutturale, e quindi sostenuta sotto il profilo economico con l’erogazione della Carta, e quella dei docenti non di ruolo, per i quali non vi sarebbe alcuna obbligatorietà e, dunque, alcun sostegno economico), “collide con i precetti costituzionali degli artt. 3, 35 e 97 Cost., sia per la discriminazione che introduce a danno dei docenti non di ruolo (resa palese dalla mancata erogazione di uno strumento che possa supportare le attività volte alla loro formazione e dargli pari chances rispetto agli altri docenti di aggiornare la loro preparazione), sia, ancor di più, per la lesione del principio di buon andamento della P.A.”.

Infine, il Tribunale siciliano ha sottolineato come “la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con ordinanza del 18/5/2022, nella causa C- 450/21”, abbia “dichiarato la norma che preclude l’accesso alla “carta docente” al personale a tempo determinato incompatibile con l’ordinamento europeo, disponendo che “La clausola 4, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell’allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del Ministero dell’istruzione, e non al personale docente a tempo determinato di tale Ministero, il beneficio di un vantaggio finanziario dell’importo di EUR 500 all’anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “se sulla Carta del docente la Corte di Giustizia europea, il Consiglio di Stato e da alcuni mesi anche la Suprema Corte di Cassazione la pensano allo stesso modo, ovvero che si è prodotta una vera discriminazione professionale verso i precari, viene da chiedersi cosa aspetti il Governo di turno a cancellare il comma della Legge 107/15 che ha prodotto tale disparità. È chiaro che finché non si procederà in questo senso, andando a superare il marchiano errore del legislatore, noi continueremo a rivolgerci ai tribunali del lavoro e a vincere le cause giudiziarie. Quella di presentare ricorso con i legali Anief, così da recuperare in tal modo 500 euro per ogni anno scolastico svolto diventa peraltro una ghiotta opportunità per i precari, che in tal modo possono recuperare i soldi negati per la loro formazione e fare capire a chi amministra la scuola che non sono lavoratori di serie B, ma – conclude Pacifico – meritano sempre il massimo rispetto”.

WhatsApp
Telegram