Carta del docente, a Cosenza 2.000 euro ad un’insegnante per quattro annualità di supplenze: per il giudice è un obbligo dell’amministrazione formare tutto il personale. Anief: fate ricorso, otterrete giustizia

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Sentenza

Se per 80 mila insegnanti da oggi la Carta del docente è un diritto acquisito, grazie alla battaglia dell’Anief, per altri 150 mila non è così. In diversi continuano, giustamente, a rivolgersi al Tribunale, che orami sistematicamente dà loro ragione.

Anche a Cosenza le cose sono andate così: la sezione “lavoro e previdenza” del Tribunale cosentino ha detto sì alla tesi dei legali Anief che chiedevano per una docente il recupero del card annuale da 500 euro per complessivi 2.000 euro corrispondenti alle quattro supplenze annuali svolte tra il 2019 e il 2023.

Nella sentenza, il giudice ha ricordato la posizione del Consiglio di Stato, che con la pronuncia n. 1842 del 16 marzo 2022 aveva detto che le regole in vigore “pongono a carico dell’Amministrazione l’obbligo di fornire a tutto il personale docente, senza alcuna distinzione tra docenti a tempo indeterminato e a tempo determinato, ‘strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio’”. Ma il giudice dell’Aula di giustizia di Cosenza ha anche citato la Corte Giustizia UE, che nell’Ordinanza sez. VI, 18/05/2022, n.450 ha “dichiarato incompatibile con l’ordinamento eurounitario la norma che preclude ai docenti a tempo determinato il diritto di avvalersi dei 500 euro della carta per l’aggiornamento e la formazione del docente

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sulla vicenda pesa tantissimo anche la sentenza della Corte di Cassazione a fine ottobre scorso. Anche il Governo si è reso conto del bug, però aprendo solo ai supplenti in scadenza 31 agosto. E da ieri sono 67.497 i docenti di disciplina comune più 16.470 di religione ad avere avuti accreditati i soldi tramite il portale creato ad hoc. Per gli altri precari non c’è altra scelta che presentare ricorso gratuito con Anief, ancora di più perché le possibilità di riuscita sono vicine al 100%. Dalla loro parte c’è infatti anche il doppio parere schiacciante del Consiglio di Stato, che con la pronuncia n. 1842 del 16.03.2022, e pure della Corte Giustizia Europea”.

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