Carrozza: “La scuola italiana è una delle poche in Europa ad inserire il percorso della memoria nel calendario e nei programmi”

di Giulia Boffa
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MIUR – In occasione della celebrazione del Giorno della Memoria al Quirinale, il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza ha pronunciato il seguente discorso:

Signor Presidente della Repubblica,
Gentili Autorità,
Cari amici della comunità ebraica,
Cari studenti,

MIUR – In occasione della celebrazione del Giorno della Memoria al Quirinale, il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza ha pronunciato il seguente discorso:

Signor Presidente della Repubblica,
Gentili Autorità,
Cari amici della comunità ebraica,
Cari studenti,
è un grande onore e allo stesso tempo una grande responsabilità trovarmi qui con voi a partecipare alla cerimonia del Giorno della Memoria, e parlare con voi di quello che significa per la scuola e dell’importanza che riveste per il futuro dell’Italia.
Sono tornata lunedì scorso dal Viaggio della Memoria ad Auschwitz-Birkenau con un gruppo di insegnanti e studenti provenienti da varie città italiane. È stata un’esperienza indimenticabile, che mi ha segnato profondamente. Abbiamo trascorso momenti toccanti e commoventi, li abbiamo condivisi cercando di trarre chiavi di lettura e insegnamenti, ascoltando le testimonianze dirette, la memoria e il lavoro di ricostruzione storica dei ricercatori. Al termine del viaggio eravamo tutti diversi da come siamo partiti, più ricchi e più consapevoli di quanto è avvenuto nei campi di sterminio. Non dimenticherò le parole di un’insegnante, che, salutandomi, mi ha detto: è stato il viaggio più importante della mia vita. Sono certa che in tanti abbiano pensato lo stesso nel corso degli anni. Per me vivere quell’esperienza, assieme ai ragazzi, agli insegnanti e ai testimoni, ha significato vivere pienamente il ruolo sociale dell’educazione e della formazione.
È stato un viaggio di commozione, per noi e per i ragazzi. Ma è stato anche un viaggio di vigilanza e di presidio dei valori democratici. La commozione diventa forte quando ci induce a tenere alta la guardia contro ogni forma di antisemitismo, contro il razzismo e contro quel sottosuolo di indifferenza che ci fa dire “non mi riguarda” davanti alle discriminazioni.
Ogni Viaggio della Memoria, ogni Giornata della Memoria, è una testimonianza per l’Europa del presente. E i vergognosi episodi di qualche giorno fa a Roma, con quelle orrende minacce a luoghi istituzionali e di culto, ci hanno ricordato quanto sia importante presidiare i nostri valori di convivenza civile, di solidarietà, di accettazione dell’altro. Oggi più che mai sono contenta di essere qui virtualmente insieme a tutta la scuola italiana, a stringere in un grande abbraccio le vittime dell’Olocausto e a promettere solennemente che tutta la vita combatteremo perché questo non avvenga mai più.
Sappiamo bene che mentre ci allontaniamo da quei giorni, e gli anni passano, si perde la memoria diretta e la testimonianza, e lo studio della storia, la ricostruzione, la comprensione devono trovare lo spazio per interpretare il passato e permetterci di costruire un futuro migliore. Sono fermamente convinta del valore profondo dello studio della storia, che ci dona le chiavi per comprendere il presente ed educare le giovani generazioni ai valori democratici.
L’Unione Europea, oggi, è un progetto di pace e convivenza, capace di guardare oltre i nazionalismi. Capace di guardare avanti perché consapevole degli errori del passato e dell’orrore della Shoah. Senza questa consapevolezza, l’Europa non esiste. Anche una coscienza europea nuova, quella che dovranno costruire le ragazze e i ragazzi con la loro partecipazione, non può prescindere da quest’insegnamento: imparare la cittadinanza europea vorrà sempre dire visitare i luoghi della memoria e saper trarre da essi una lezione di vita e di fratellanza, da mettere in pratica tutti i giorni. Essere europei vuol dire non dimenticare mai Auschwitz. E non farlo neppure oggi, mentre ci avviciniamo alle elezioni europee. La giornata di oggi, le celebrazioni della memoria devono stimolare i giovani studenti della scuola italiana a partecipare democraticamente alla vita delle istituzioni. Votare alle elezioni, interessarsi all’attualità del mondo che li circonda devono essere visti come un dovere civico. Quanto sangue è stato sparso in Europa perché si arrivasse all’Unione Europea, allo spirito di convivenza e di condivisione dei valori civili di tolleranza, solidarietà, libertà, inclusione che la caratterizza.
Vorrei soffermarmi sulle azioni concrete che hanno visto protagonista la scuola italiana, dopo l’istituzione della Giornata della Memoria, per tramandare e rafforzare nei giovani la consapevolezza della Shoah. Da pochi giorni, è possibile visitare presso il Museo di Roma in Trastevere la mostra “I giovani ricordano la Shoah”, nata dalla collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e che raccoglie disegni, cortometraggi, valigie della memoria costruite sulle tracce dei più anziani. Per questo ho reagito con profonda indignazione di fronte al gesto violento di chi ha voluto profanare anche la Mostra delle opere degli studenti italiani in ricordo della Shoah. Si tratta di atti vigliacchi, che provocano ancora più sdegno quando sono indirizzati ad un museo che mostra creazioni di bambini e ragazzi.
Le loro opere dovrebbero essere sacre, come la memoria di chi è morto senza neanche capire perché.
Quella memoria, i ragazzi che hanno compiuto l’ultimo viaggio ad Auschwitz avendo il privilegio di ascoltare i ricordi dei sopravvissuti, hanno ora la responsabilità di diffonderla, di restituirla come “testimoni dei testimoni”, utilizzando tutti i mezzi di espressione e ovviamente le nuove tecnologie.
Questa è la richiesta che viene dai sopravvissuti: dobbiamo riportare nella vita quotidiana i loro “ricordi che bruciano dentro”, per usare le parole di Primo Levi. La scuola e la società devono fare un passo ulteriore, perché il calore della testimonianza non basta: occorre il riconoscimento della storia. Lo studio della storia rende la memoria un patrimonio condiviso, un monito che ci riguarda tutti. E la verità storica va difesa dai soprusi del negazionismo, senza mai abbassare la guardia.
Il nostro Ministero dell’Istruzione ha fatto una scelta precisa, che ci rende orgogliosi: la scuola italiana è una delle poche in Europa ad inserire il percorso della memoria nel calendario e nei programmi. La nostra scuola è vicina alle esigenze dei docenti, anche grazie ai corsi di aggiornamento sull’insegnamento della Shoah. Nell’ambito del semestre italiano di Presidenza, proporrò che le migliori pratiche italiane siano condivise da tutti i Paesi europei. Così si potrà creare una rete che unisca gli studenti di tutta Europa nel percorso di analisi e comprensione della nostra storia, anche quella più dolorosa, perché ne resti una traccia indelebile nei nostri pensieri e nella nostra azione politica, che ci spinga sempre a non tollerare alcun atto di razzismo e discriminazione, cittadini attivi nel difendere i valori democratici.
Signor Presidente,
Andare a scuola non significa solo accumulare nozioni, acquisire competenze, cercare una realizzazione nel mondo del lavoro. Significa far crescere le personalità dei nostri ragazzi, che a scuola diventano adulti, cittadini italiani ed europei capaci di testimoniare ogni giorno i valori civili e i principi di solidarietà e tolleranza. Le istituzioni democratiche esistono ed esisteranno solo perché ci sarete voi a farle vivere con la vostra partecipazione, con il vostro impegno. Sarete voi gli artefici del destino del nostro paese, ed è da voi, che rappresentate il nostro futuro, che mi aspetto partecipazione, cura e rinnovamento dei nostri valori democratici.
Non c’è cittadinanza senza memoria, non c’è solidarietà senza responsabilità, non c’è etica senza verità. Ogni epoca si trova a combattere la “buona battaglia” per la memoria e per la verità storica, contro ogni rigurgito di negazionismo. Non bastano le competenze, se non sono accompagnate e sostenute da valori etici che guidino i nostri comportamenti. L’Italia, oggi più che mai, ha bisogno di un’etica pubblica condivisa, di indignazione rispetto alla violenza, di educazione alla legalità.
Come ha detto Shlomo Venezia in uno dei suoi più recenti discorsi, i sopravvissuti non saranno sempre qui con noi. Impariamo a fare i conti con la loro assenza. Tocca a noi tutti, che abbiamo in carico l’educazione delle giovani generazioni, proseguire incessantemente la lotta contro l’oblio. Tocca soprattutto a voi, cari studenti: dalla vostra cura della memoria e dalla storia che saprete scrivere insieme dipenderanno i valori della nuova Europa. Non dimenticatelo mai.

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