Carrozza. Prima internet nelle scuole, poi gli e-book al più presto nel 2015/16

di Giulia Boffa
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GB – Tra i punti per riordinare la scuola italiana nel decreto per l’istruzione trova spazio anche una revisione del decreto Profumo sui libri digitali per rivedere tempi e modi di adozione dei testi elettronici, ma anche i tetti di spesa.

GB – Tra i punti per riordinare la scuola italiana nel decreto per l’istruzione trova spazio anche una revisione del decreto Profumo sui libri digitali per rivedere tempi e modi di adozione dei testi elettronici, ma anche i tetti di spesa.

L’intento è di far slittare l’adozione degli e-book all’anno scolastico 2015-2016 a cui potrebbe corrispondere  lo sblocco del tetto sui costi imposti da Profumo alle aziende (con risparmi per le famiglie dal 20% al 30%).

Il ministro ha voluto incontrare a luglio gli editori preoccupati per la rapida evoluzione digitale della scuola (che assorbe un quinto del totale dei libri venduti in Italia, un fatturato di 650 milioni di euro), sottolineando che “l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali è stata eccessiva”.
“Il sentiero dei libri digitali è segnato e non vogliamo uscirne, i tempi, però, mi sembrano troppo rapidi e il ministero non vuole nuovi contenziosi”.  Il ministro ha scelto di congelare i libri digitali anche a causa del " ritardo infrastrutturale tecnologico della scuola italiana: banda larga, wifi, cose per ora residuali nelle nostre aule".

Il ministro vuole portare prima internet in tutte le scuole, per poter poi usare gli e-book.

“Abbiamo incontrato editori, genitori, insegnanti, dirigenti scolastici, studenti. Certamente – ha sottolineato più volte Carrozza – non sono gli editori i nostri unici partner. Li ascoltiamo ma guardiamo avanti. Abbiamo arruolato esperti che ci stanno aiutando. Il ministro Bray è un esperto di libri digitali e lo stiamo coinvolgendo. Stiamo predisponendo un nuovo decreto che dà indicazioni su come deve essere questo nuovo libro digitale. Ma bisogna pensare a portare in tutte le aule d’Italia internet. Servono infrastrutture adeguate e c’è anche un problema di apertura del software che non deve essere chiuso”.

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