Carriere alias a scuola, Articolo 26 sta con Sasso: “Sì a inclusione no a ideologia e rischi per ragazzi e famiglie”

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Articolo 26, associazione nazionale di genitori nella scuola, esprime grande apprezzamento il pronunciamento del sottosegretario MIUR Rossano Sasso sulla sempre maggiore diffusione della “Carriera Alias” nelle scuole italiane.

Concordiamo senza riserve sul fatto che l’inclusione si debba sempre praticare e che nelle scuole si debbano perseguire forme opportune di accoglienza e rispetto per ogni alunno; ma senza ideologie  e senza porre in essere rischi per i giovani stessi, di cui siamo tutti responsabili come educatori ed adulti“, afferma la presidente di Articolo 26 Chiara Iannarelli.

In questi mesi – prosegue la presidente di Articolo 26 – ci sono giunte decine di segnalazioni di introduzione di questa prassi nelle scuole, senza alcun criterio scientifico fondato, spesso su spinta di associazioni esterne al mondo scolastico che strumentalizzano i collettivi studenteschi fornendo loro regolamenti già prefabbricati e corredati di documentazione a dir poco discutibile, con cui fare pressioni sui presidi e docenti.  Abbiamo saputo addirittura di richieste di alcune associazioni di predisporre la Carriera Alias per bambini di 6 anni. Tutto questo è inaccettabile”.

Quello di Sasso – continua la Iannarelli- è un doveroso richiamo istituzionale al rispetto della legge per tutte le scuole, le quali non sono autorizzate a modificare i dati anagrafici degli studenti,  aprendo così a caos e gravi irregolarità e violazioni”.

Dal sottosegretario arriva anche un serio monito a non assecondare richieste impulsive o transitorie e a tutelare quindi non solo gli stessi ragazziper i quali molte scuole dispongono irresponsabilmente la Carriera Alias anche in assenza di requisiti certi di alcun tipo- ma anche il resto della comunità scolastica, da scelte non sufficientemente meditate che hanno un impatto importante sul soggetto e sulle sue relazioni”.

I sempre più numerosi casi di detransizione e di criticità registrati a livello internazionale per la diffusione del concetto di “identità di genere” nelle scuole -aggiunge la presidente di Articolo 26 Chiara Iannarelli- siano da monito anche per l’Italia, per i docenti, i dirigenti scolastici e i genitori stessi“.

Giustamente Sasso -conclude la Iannarelli- ribadisce che la tutela di tutti i giovani va sempre perseguita nella legalità e rispettando i patti di corresponsabilità con le famiglie e che serve trattare ogni caso nel rispetto e con sensibilità perché scavalcare la legge e banalizzare questi temi può essere utile solo alle strumentalizzazioni ideologiche e politiche della scuola e dei ragazzi stessi”.

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