Caro Ministro, troppe disparità tra i primi e gli ultimi arrivati nella scuola. Lettera

di redazione
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Inviato da Magda Dalessandri – Gentile Ministra, vengo a Lei cercando di raccogliere lucidità e chiarezza di esposizione nella speranza che con altrettanta lucidità possa leggere e interiorizzare quanto sto per dirLe, innanzitutto con la dignità di cittadina, poi con la responsabilità e la forza che l’incarico prestigioso affidatoLe dal Governo in questo momento Le conferisce.

Mi chiamo Magda Dalessandri, ho 46 anni e sono lucana. Le sottolineo le mie origini per un radicato senso di appartenenza alla propria terra tipico dei meridionali e forse ancor più di chi vive in zone particolarmente ”desolate”. Una desolazione sociale con la quale stiamo abituati a convivere e a fronte della quale ci affanniamo nella speranza di equipararci al resto del mondo!

Con consapevolezza e coscienza ho partecipato nel 2015 al piano assunzionale straordinario della “Buona Scuola” che il buon Renzi con un colpo di reni è riuscito a realizzare dopo anni di riforme apparentemente innovative e avvicendamenti legislativi contraddittori e preferenziali, scadenti di criteri equi e condizionati dalle scelte politiche di volta in volta assunte.
Lo sforzo dell’allora Governo, però forse non è stato corredato da competenza nel settore, dal momento in cui la confusione e il disordine gestionale di 450.000 insegnanti ha preso il sopravvento.
Non è mia intenzione trasferire un’immagine di docente capricciosa e polemica, idea ultimamente invalsa in chi nel sistema scuola non è particolarmente addentro.

La cosa che più spaventa, a questo punto, ….mettendo da parte nel mio caso un diritto acquisito e mai riconosciuto con il concorso del 2000, una gavetta fatta da raccolta punti decennale presso scuole statali e paritarie per mantenersi a galla nelle famigerate GAE, un titolo di sostegno conseguito con frequenza obbligatoria ed esami presso la locale UNIBAS di durata biennale, e lasciando ancora da parte un chiacchieratissimo algoritmo impazzito, i ricorsi presso i vari Tribunali d’Italia, …la cosa che più spaventa dicevo, è il perpetrarsi delle disparità che il MIUR con palese testardaggine e sfacciata iniquità continua a mettere in atto giorno dopo giorno.
E’ di qualche giorno fa la pubblicazione su “Orizzonte Scuola” della nota relativa al D.Lgs. 66/17 recante la possibilità per i precari di confermare la stessa supplenza per assicurare continuità didattica ai disabili.
Cara Ministra, io non ho mai ricevuto grazie similari nel corso della mia lunga esperienza da precaria e non mi è mai stato concesso di insegnare sul sostegno finchè non ne ho conseguito il titolo.

E una volta raggiunto il capolinea tanto desiderato, l’agognata immissione in ruolo, a 46 anni sono stata trasferita a Milano. Forse un’opportunità da cogliere, un’occasione impagabile…..
In teoria sì!
Ma Le assicuro un’idea inaccettabile per chi ha sedimentato affetti, per chi ha svolto anni di precariato nella propria terra, per chi non ha la tolleranza né fisica né mentale di tornare a vivere come solo un giovane può fare! Ed anche l’emotività e la stabilità mentale sono messe a dura prova.
Ops! Forse non ho parlato degli alunni….
La scuola vive grazie ai ragazzi e per i ragazzi. Esuberanti, eccellenti, disagiati, diversamente abili, disinibiti, divertenti, irritanti, studiosi, impegnati. E il modello educativo da cui traggono linfa vitale sono la famiglia in primis quale nucleo valoriale di origine, ed in secondo luogo la scuola quale ente di formazione, fucina di competenze, veicolo di cultura e trampolino di lancio sul mercato del lavoro.
Di conseguenza è arduo il compito dell’insegnante educatore che dovrebbe condurre con serenità e grande equilibrio la sua mission!
Purtroppo a queste condizioni, ed in queste condizioni, tali requisiti mancano, ed anche il più motivato degli insegnanti può dare segnali di debolezza e di inefficienza nell’esercizio delle proprie funzioni.

Egregia Ministra,
la denuncia è ormai dichiarata dai più, ma l’appello è rivolto a Lei, sensibile all’importanza della formazione dei giovani, da sempre al servizio dei diritti dei lavoratori e a capo di un Dicastero che è traino della cultura e delle competenze. Le chiedo a voce alta di porre fine a questo movimento rotatorio dei docenti, che è casuale e non causale, privo di logicità e aperto e disponibile solo con gli ultimi arrivati. Non sarebbe prioritario ed opportuno sistemare definitivamente questioni pregresse e irrisolte di chi è arrivato prima e dare poi spazio agli ultimi che puntualmente si ritrovano ancora troppo giovani e ancora impreparati, privilegiati ed accomodati in prima fila?
Fiduciosa in una Sua riflessione e certa di un Suo atteggiamento pragmatico, tiro un sospiro di sollievo nell’immaginare che finalmente si ragioni con logica e buon senso e non con prospetti numerici e cartine di tornasole.
Magda Dalessandri

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