Caro Ministro, si ricordi di riflettere prima di parlare dei docenti del Sud. Lettera

di redazione
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Inviato da Vittoria Tarantino – CARO MINISTRO “Più fondi alle scuole del sud per colmare il divario con quelle settentrionali?”

“No, più impegno e lavoro da parte di dirigenti scolastici, studenti e insegnanti”

È questa la risposta fornita ieri ad un giornalista che lo intervistava, dal Ministro dell’istruzione Marco Bussetti.

Prendo respiro prima di rispondere, perché di fiato me ne servirà a iosa, molto più di quello che è servito a lui per dare una risposta, oserei dire, poco valutata.

Mi tornano alla memoria le parole della mia maestra che mi insegnò tante cose, ma principalmente il non diventare come lei. Negli sporadici momenti di una lucidità che le mancava quando picchiava in maniera feroce e quando ci faceva pregare “rispettando” un Dio lontano mille miglia da noi, lei diceva: prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate pesano poco!

Forse è per questo che rifletto poco, ma quando parlo o scrivo, non parlo o scrivo a vanvera.

“Caro Ministro, io sono un’insegnante del sud, ma dico sempre e solo che sono un’insegnante che lavora. Quando inizia un nuovo anno scolastico, inizia per me e per tanti come me, una meravigliosa avventura piena di difficoltà. Ho insegnato in posti che non potevano certo definirsi scuole, a ragazzini che non avevano il grembiule profumato con il colletto inamidato, con lo zaino firmato e i jeans griffati. Ho insegnato anche dentro ad una stalla, dove l’odore acre degli animali e la sporcizia mista a freddo vero ci accompagnavano nel percorso del sapere. Ho insegnato tante cose in quelle occasioni, ma tante cose mi sono state insegnate e ne ho fatto tesoro. Anche quest’anno, dopo tanto tempo, mentre in una scuola di città abbiamo lavorato, ci pioveva sulla testa e ci spostavamo di aula in aula per trovare riparo. Il nostro Capo di Istituto si allertava immediatamente per far sì che non accadesse nulla a ragazzini senza colpa e a lavoratori come me.

Le lavagne multimediali erano lì, quasi a fare da contrasto evidente tra una società del futuro ed una società che il pericolo di morte e la precarietà te li fa annusare ogni giorno.

Tanti anni fa viaggiavo per raggiungere la mia lontanissima sede di lavoro. Ci andavo con un treno che sembrava una diligenza, ma non vivevo il pericolo di assalto dei fuorilegge e, lo scrivo con le lacrime agli occhi, solo per una strana fatalità ancora sono qui a scrivere e ricordare.

Sì, a ricordare quei meravigliosi insegnanti del sud che avrebbero voluto dimostrare a tutti quanto bravi e avvezzi erano ad insegnare in un mondo costellato di grandi difficoltà: il mondo della scuola, caro Ministro. Non parlano più, perché sono morti in un lontano 16 novembre, in una giornata come tante in cui ci si sosteneva a vicenda per andare avanti. Sono morti in un assurdo scontro frontale di treni, scrivendo la parola fine su tutto.

Oggi non possono risponderle, caro Ministro, ma lo faccio io al posto di chi non c’è più, al posto di tutti quelli come me che sperano ogni giorno che qualcosa cambi davvero. Che non ci si chiedano solo sacrifici, che non ci si diano bonus – alias elemosina – che non ci faccia condurre guerre tra sciancati quando i bonus agli insegnanti “meritevoli” cadono su insegnanti che hanno insegnato come quelli che non sono stati premiati. Come quelli che hanno rischiato, come quelli che hanno fatto e faranno sempre il loro dovere in virtù di un unico sano principio, ossia l’amore allo stato puro per una delle più belle professioni: l’insegnamento.

Grazie di tutto Ministro e si ricordi di riflettere prima di parlare di noi.

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