Caro Bianchi, non siamo innamorati dello stipendio e non siamo carne da macello. Lettera

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Inviato da Amelia Ziccardi – La scuola è ripartita da una settimana e già facciamo i conti con un numero notevole di personale scolastico e studenti contagiati.

Il ministro Bianchi ha preferito non ascoltare i duemila presidi italiani che chiedevano almeno di lasciar passare due settimane prima di riaprire, propagandando l’idea di una scuola sicura, immaginando poteri taumaturgici nel personale scolastico. O forse, ha nei confronti dei docenti, la stessa malevolenza dimostrata da Galimberti che ci vede innamorati dello stipendio.

Non so il ministro Bianchi quali parole voglia usare per fotografare la situazione attuale, visto che non gli sembra un disastro.

Di fronte ai bizantinismi delle regole dettate in caso di presenza di alunni positivi, inapplicabili quando i genitori omettono volutamente di comunicare la positività dei propri figli per timore di perdere la possibilità di parcheggiare i figli a scuola, come affermato anche dalla Dirigente Amanda Ferrario, con docenti e personale che con andamento costante si contagia andando nelle proprie classi a fare il proprio dovere, il ministro, pervicaciter ottimista, sostiene che va tutto bene. Logico, i dati non li vede, perché le ASL sono al collasso quindi finge di non sapere che i casi si sono moltiplicati dopo la riapertura.

Ma si sa, noi siamo gli innamorati dello stipendio, non meritiamo tutela, né la meritano gli alunni che sono solo numeri, quindi possiamo anche essere carne da macello.

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