Cari politici, investite sulla scuola per il bene del Paese. Lettera

di redazione
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Inviato da Mario Bocola – Cari politici, è la scuola il vero motore per l’economia del nostro Paese, per cui occorre difendere e valorizzare proprio questa istituzione.

Il futuro si costruisce partendo dall’istruzione, investendo nella scuola molte risorse. Purtroppo questo non accade e non vi accorgete che la scuola langue, soffre ed è in agonia e che gli insegnanti fanno salti mortali per garantire agli alunni un certo livello di istruzione e, per tutta risposta, vengono aggrediti nelle aule, mentre la politica resta impotente e passiva osservatrice.

Alcuni dicono che l’economia italiana è in ripresa, che il PIL è cresciuto, che l’occupazione è cresciuta, che l’Italia, tutto sommato, sta benino. Questi sono, purtroppo, i dati statistici, ma la realtà, ossia la percezione dei cittadini è ben diversa, in quanto molte famiglie sono in preda della disperazione per la disoccupazione, vivono in uno stato di povertà relativa, devono stare attenti alle spese altrimenti non arrivano a fine mese. Vedete, cari politici, il Paese reale, rendetevi conto aprendo gli occhi qual è la condizione della popolazione italiana.

Non fate, solito more, promesse mirabolanti e allucinanti che non potete più mantenere. Siate leali con i cittadini, altrimenti questo Paese andrà allo sfascio totale, ad una rovinosa caduta senza precedenti. Tuttavia dovete, cari politici che sedete nelle aule parlamentari prendere in mano (ma veramente a cuore se volete bene all’Italia) i destini di questo Paese e traghettarlo, investendo soprattutto nella scuola, completamente fuori dall’incertezza garantendo a tutti i cittadini un minimo di dignità sociale ed economica e agli insegnanti decoro e rispetto, perché hanno tra le mani il futuro dell’Italia, quelle nuove generazioni destinate ad essere un domani la classe dirigente di questo Paese.

Ricordatevi, ancora una volta, che l’unica forza trainante della Pubblica Amministrazione per far camminare l’Italia e che è in grado di far crescere il nostro Paese è la SCUOLA. I dirigenti scolastici, gli insegnanti, il Personale ATA, alunni e genitori rappresentano tutti insieme la “spina dorsale” dell’Italia perché rappresentano la forza viva della società. Agli insegnanti, soprattutto è affidato un compito importante: preparare le nuove generazioni ad affrontare le sfide del futuro, ma per fare questo hanno urgentemente bisogno di sostegno, di fiducia, di incitamento, di passione.

Cari politici, la scuola che avete disegnato finora non è la scuola giusta, equa. Le riforme finora approvate hanno fatto imbestialire gli insegnanti perché le hanno ritenute irrispettose e lesive della loro dignità professionale, andando soltanto ad aprire nuove crepe in una istituzione che sta crollando come sistema di istruzione e formazione. Dove capire, cari politici che gli insegnanti non vanno premiati con mance e mancette, ma vanno valorizzati professionalmente e quindi, in una sola parola: vanno rispettati. E il rispetto, purtroppo, è ben lontano dal vedersi e la cartina di tornasole è rappresentata dalla trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro che stenta a giungere a conclusione perché si vuole offrire alla figura del docente una irrisoria somma di 40 euro lorde.

Questa, cari politici, è un’offesa alla professionalità dei docenti che si sentono ancora di più derisi, sbeffeggiati vilipesi, amareggiati, La verità è che la classe politica del nostro Paese non ha mai messo piede nelle aule, non ha mai visto cosa significa lavorare negli istituti di frontiera, non ha mai visto cosa vuol dire stare a contatto con i ragazzi difficili nelle classi, non ha mai visto come molti insegnanti lavorano con passione e impegno veramente encomiabili.

Entrate nelle scuole, cari politici, parlate con i docenti e vi renderete conto come la scuola italiana merita molto di più di come è conciata ora. Ricordatevi che solo attraverso la scuola e valorizzando seriamente gli insegnanti con stipendi adeguati formazione possiamo riportare su una istituzione continuamente presa a schiaffi dalla politica.

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