Carenze in italiano e matematica? Con il tempo pieno si colmano. Lettera

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Con il tempo pieno nella scuola primaria e secondaria di I grado le carenze di italiano e matematica potrebbero essere colmate.

È un’idea fattibile soprattutto per venire incontro all’allarme lanciato nelle scorse settimane dai 600 docenti universitari che hanno seriamente lamentato che gli studenti iscritti ai corsi di laurea triennale non sanno scrivere correttamente e leggono stentatamente. Anche in matematica gli studenti italiani non brillano affatto.

La cura possibile per incrementare le competenze e le abilità degli alunni delle scuole primarie e secondarie di I grado (sono i segmenti di scuola in cui si apprende a leggere, scrivere e far di conto perché nella secondaria di II grado gli alunni vivono di rendita) sarebbe quella di inserire nelle ore mattutine solo le discipline di italiano, matematica e lingue che prevedono le prove scritte e al pomeriggio, con il tempo prolungato tutte le educazioni.

Potrebbe questa essere una positiva risposta per colmare le gravi lacune che possiedono gli studenti battendo soprattutto al mattino con esercizi di grammatica e lettura di brani antologici e con esercizi di geometria e aritmetica e di lingue e nel pomeriggio con le altre discipline che hanno carattere tecnico-pratico. Si pensa che in questo modo qualche risultato confortante si otterrebbe.

Sono queste le questioni che la politica italiana e il MIUR dovrebbero discutere e pensare di riscrivere gli obbobri contenuti nella legge della “Buona Scuola”, ma come si nota da tempo, purtroppo la politica italiana non guarda ai problemi reali del Paese e di cosa ha effettivamente bisogno l’Italia, ma si va cincischiando in questioni sterili ed inutili che arrecano solo danno e soprattutto sulla scuola di danni ne sono stati fatti tanti. Una seria riforma sarebbe quella di puntare ora ad elevare le competenze e abilità linguistiche e logico-matematica e di lingua dei nostri studenti perché andando avanti di questo passo produrremo una generazione di futuri protagonisti della vita produttiva, sociale ed economica del nostro Paese che non saprà mettere la penna su un foglio di carta né tantomeno fare un “O con il bicchiere”. Rifletta la politica su questo dramma sociale delle giovani generazioni in età scolare

Mario Bocola

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