Carenza docenti sostegno, Anief: dovuta ad una politica di risparmio, non al passaggio dei docenti su posto comune

di redazione
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comunicato Anief – Non sa più quali giustificazioni porre la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, per non dire che in Italia i problemi del sostegno agli alunni disabili sono legati ad una pessima organizzazione del sistema e a bassi motivi di risparmio pubblico: invece di dire come stanno le cose, nel corso di una interrogazione parlamentare – presentata dall’on. Eleonora Bechis, del Gruppo Misto Alternativa Libera – la titolare del Dicastero di Viale Trastevere è tornata a far intendere che la colpa dei 40mila posti vacanti è da associare sia alla mancanza di docenti specializzati, e per questo si aspetterebbero i 9.949 docenti che si stanno specializzando, sia alla scelta di tanti insegnanti entrati in ruolo su sostegno di spostarsi su disciplina appena la legge glielo consente, quindi dopo cinque anni.

La Ministra ha ricordato che “il Decreto Legislativo n. 59/2017, che si occupa del reclutamento e della formazione iniziale dei docenti, ha previsto un nuovo modello di assunzione che conferma l’attenzione alla qualità della formazione, professionalizzando sempre di più la figura del docente di sostegno, facendo in modo che i giovani che vinceranno i nuovi concorsi saranno formati adeguatamente grazie alla frequenza di un apposito percorso universitario in pedagogia e didattica speciale”.

Poi ha aggiunto che “per ovviare alla carenza di docenti specializzati sul sostegno, il MIUR ha adottato nel 2017 due decreti, il n. 141 e il n. 226, di marzo e di aprile, con cui è stato avviato un corso di specializzazione per il sostegno alle alunne e agli alunni con disabilità per complessivi 9.949 posti, corrispondenti alla capacità massima di accoglienza offerta dalle università di tutto il Paese. Questi corsi di specializzazione – prosegue ancora il Ministro – consentiranno di coprire in modo sostanzialmente integrale i 10.011 posti che nell’anno scolastico 2017-2018 sono rimasti vacanti e disponibili in organico di diritto per carenza di docenti specializzati, iscritti nelle graduatorie utili all’immissione in ruolo”.

Su quest’ultima affermazione, commenta giustamente Orizzonte Scuola, vale la pena soffermarsi, dato che essa non considera il fatto che spesso i docenti sono iscritti in graduatorie di province diverse rispetto a quelle in cui si verifica la disponibilità dei posti, nonché il fatto che numerosi docenti che stanno frequentando il corso appartengono alla II fascia delle graduatorie di istituto e dovranno quindi ancora iscriversi nelle graduatorie di merito regionali e attendere da lì la nomina in ruolo (previo superamento del III anno FIT).

Sul collegamento della carenza degli insegnanti di sostegno al fatto che numerosi docenti specializzati nell’insegnamento appena hanno la possibilità (5 anni dopo l’immissione in ruolo) preferiscono chiedere il trasferimento su posto comune, invece risponde il sindacato: “Fare questo mestiere è faticosissimo – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – e se un insegnante abilitato in una o più discipline decide di tornare a fare il docente curricolare non possiamo biasimarlo. La didattica speciale comporta energie particolari, altrimenti non sarebbe tale: pensare che si tratti di una furberia è un modo semplicistico di giudicare questi insegnanti, ma soprattutto la dice lunga sulla competenza in materia da parte del Ministero dell’Istruzione sul sostegno e i suoi problemi cronici”.

Detto che la riforma del sostegno e della formazione dei docenti specializzati non porterà ad alcun svolta, come invece a lungo decantato dal Governo, al sindacato i conti della Ministra non tornano. Perché sono molti di più i posti rimasti vacanti nell’anno scolastico 2017-2018, rispetto ai 10.011 citati dalla senatrice Valeria Fedeli: risultano essere, infatti, almeno 40mila le cattedre di sostegno libere per effetto della Legge 128/2013 che stoppa al 66 per cento il numero di posti in organico di diritto. Assegnando tutto il resto in deroga.

“Siccome la matematica non è un’opinione – continua Pacifico – è facile capire come stanno le cose: partendo da un dato nazionale pubblicato pure dal Miur, ovvero che le cattedre assegnate lo scorso anno sono state circa 140mila e che i docenti in organico di diritto si aggirano attorno alle 100mila unità, il calcolo è presto fatto ed i posti liberi non sono di certo solo 10mila. A meno che la Ministra non intenda che quei 40mila posti non sono effettivamente liberi, ma allora farebbe bene a spiegarci perché da anni si assegnano annualmente fino al 30 giugno dell’anno successivo”.

“A dire il vero, dovrebbero essere anche di più, visto l’alto numero di alunni che continua a non avere il proprio docente specializzato oppure a vedersi assegnate dagli Uffici scolastici meno ore settimanali rispetto a quelle sancite delle commissioni mediche statali di appartenenza. E per questo motivo noi continuiamo ad appellarci ai giudici”, conclude il sindacalista autonomo.

Tutti coloro – famiglie, insegnanti, personale Ata, dirigenti e semplici cittadini – che intendono vederci chiaro sulla mancata nomina dei docenti di sostegno o delle ore non assegnate come indicato dalle commissioni mediche dello Stato, possono ancora scrivere all’indirizzo e-mail [email protected] Il ricorso per ottenere la stabilizzazione dell’organico di sostegno con la trasformazione dei posti in deroga in posti in organico di diritto fa da corollario all’azione di sensibilizzazione che l’Anief promuove da anni gratuitamente con l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!”, attraverso cui il sindacato promuove appositi ricorsi presso il tribunale di competenza.

07 dicembre 2017

Ufficio Stampa Anief

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