Carenza docenti matematica e fisica, basta con luoghi comuni; vi spiego io perché mancano. Lettera

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Inviato da Claudia Castro – Leggo con amarezza e delusione l’intervista realizzata a Di Meglio (Gilda), a cominciare dal titolo che presenta la frase “…importeremo docenti di matematica”.

È una frase che mi ferisce profondamente soprattutto per le motivazioni che emergono dall’intervista.

Si parla di situazioni paradossali in cui non è possibile ricoprire i posti per le classi di concorso di matematica e matematica e fisica alle superiori per la mancanza di personale.

Tale situazione viene giustificata attraverso l’individuazione tre cause: le basse retribuzioni, che spingono i soggetti competenti a scegliere di svolgere altre attività; l’insufficiente produzione di laureati; un problema nella programmazione universitaria.

Credo che questa analisi sia riduttiva e basata su luoghi comuni che vanno superati e lo dico con cognizione di causa: sono laureata in fisica, possiedo un master internazionale in tecnologie nucleari e il titolo di dottore di ricerca in ingegneria chimica, dell’ambiente e della sicurezza e sono insegnante di ruolo nella scuola primaria.

Durante il mio percorso di studi non ho avuto la possibilità di conseguire l’abilitazione all’insegnamento per una classe di concorso attinente alla mia laurea poiché al momento della laurea la SISS era stata soppressa, successivamente l’iscrizione a corsi di dottorato era incompatibile con il TFA ed infine ai docenti di ruolo era stato precluso il concorso.

Nell’ottica dell’intervista pubblicata, avrò scelto l’attività lavorativa sbagliata e controcorrente “accontentandomi del pezzo di pane” (espressione utilizzata dal mio professore di dottorato al momento della nomina in ruolo), ma la mia scelta è stata il risultato di chi non ha voluto emigrare e ha voluto mettere al servizio del proprio Paese le competenze acquisite nel proprio Paese, credendo nella meritocrazia e nella trasparenza.

Alla luce della mia personale esperienza, mi permetto di affermare che la vera situazione paradossale è ritrovarsi “ingabbiati” in un ruolo e non potersi avvalere della mobilità professionale prevista dal contratto.

La vera situazione paradossale è che i sindacati tendano a minimizzare questo problema perché un lavoro già è stato ottenuto.

La vera situazione paradossale è che solo per i soggetti che decidono di diventare insegnanti non esiste una normativa chiara, funzionale e ben definita nelle modalità e nei tempi, che permetta il conseguimento dell’abilitazione.
Grazie per l’attenzione.

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