Cara Ministra, riconosca a noi precari la professionalità e l’impegno. Lettera

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Inviato da Fausto Franzò – Gentile Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, sono un docente di terza fascia con diversi anni di servizio.

Sono solo uno dei tanti che ogni giorno svolgono il loro lavoro con passione, competenza, dedizione e costante voglia di insegnare senza smettere di imparare. Sono uno dei tanti che vede in questo lavoro anzitutto una vocazione: accompagnare gli adolescenti di oggi nella costruzione degli adulti di domani. Sono solo uno dei tanti che, di fronte a questa drammatica emergenza sanitaria, si sono rimboccati le maniche per sperimentare la didattica a distanza, perché è fondamentale che i nostri studenti non subiscano alcuna interruzione del dialogo didattico ed educativo ma possano contare ancora, ogni giorno, sempre, sulla nostra professionalità, sulla nostra competenza, sulla nostra sensibilità, sulla nostra esperienza: prerogative che, giorno dopo giorno, si stanno rivelando davvero preziose.

Ora, gentile Ministro, non creda che queste parole siano state incastonate sul piatto di una bilancia come una merce di scambio. No, assolutamente no. Non chiediamo nulla in cambio, anche perché le nostre studentesse e i nostri studenti quotidianamente ci restituiscono con i loro progressi umani, culturali ed etici tutto ciò che abbiamo opportunamente seminato. Noi chiediamo solo il riconoscimento di ciò che è già nostro, la conferma di quello che già da anni è il nostro ruolo e che nessun giudice più imparziale della nostra esperienza può decretare. È stato detto che un concorso per titoli e servizio è ritenuto non selettivo, ma ciò non è affatto vero, perché i titoli e il servizio svolto ci selezionano e ci rendono dei professionisti esperti. I titoli e il servizio svolto sono il merito, il nostro merito faticosamente acquisito: le attestazioni più eloquenti della nostra crescita umana e professionale.

Ipse aliquid, immo multa cotidie dicat, quae secum auditores refĕrant. Le ricordo queste parole, gentile Ministro, parole scritte da un professore di scuola pubblica del I secolo d. C., ma molto attuali, perché esprimono un’idea bellissima e soprattutto molto vera: ciò che un docente trasmette, per i discenti diventa un possesso, qualcosa da portare via, qualcosa che resta. Ebbene, il bagaglio che i nostri allievi porteranno via, l’eredità che resterà in loro contribuendo a formare cittadini maturi e consapevoli sarà frutto di una trasmissione umana, morale, culturale, civile che si è sviluppata e continuerà a svilupparsi nell’esercizio costante e consapevole della nostra missione. Riconosca pertanto il nostro lavoro, il nostro operato, il nostro impegno, la nostra grande responsabilità divenuta ancora più palese dal momento in cui ci siamo attrezzati, spesso senza alcuna preparazione specifica, ad affrontare egregiamente la sfida della didattica a distanza. Riconosca il nostro merito, consentendoci di esercitare la nostra missione a tempo indeterminato. E se non vuole farlo per noi, lo faccia per il bene di quei giovani, che ci sono sempre stati tanto a cuore e che solo attraverso una continuità didattica e un’esperienza comprovata saranno messi in condizione di esprimere al meglio le loro potenzialità e di costruire il loro, e il nostro, futuro.

Riconosca il nostro ruolo: il futuro la ringrazierà.

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