Cara Ministra Azzolina, dopo tante speranze ci troviamo nuovamente davanti ai banchi vuoti. Lettera

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Inviato da Rossana Fois – Signora Ministra della Pubblica Istruzione
Signori Ministri
Forse bisognerebbe iniziare a pensare che, nella gestione dell’emergenza in cui ci troviamo immersi, qualche errore è stato commesso e cercare, per quanto possibile, di porvi rimedio.

Tanto per iniziare, siete certi che la riapertura delle scuole, in queste condizioni, sia stata una buona idea? Intendo, senza aver risolto alcun problema se non l’acquisto dei famosi banchi monoposto che – davvero – non separano significativamente nulla in classi che sono rimaste pollaio, tanto per usare una definizione a Lei tanto cara, Signora Ministra?

Credete che sarebbe stato possibile evitare tanti contagi senza intervenire efficacemente sui trasporti? Troppo facile, a questo proposito, scaricare responsabilità su chi non può averle e che è costretto ad utilizzare i mezzi pubblici per recarsi a scuola o al lavoro.
Lei, Signora Ministra, non ha fatto altro che ripetere che la scuola è un luogo sicuro. Potrebbe cortesemente spiegare il significato di ciò che dice? La scuola non è forse parte della società o esiste su un altro pianeta? Come si fa a sostenere che la diffusione del virus tra personale scolastico e studenti non è significativa? La scuola è fatta di persone che si muovono e interagiscono all’interno e all’esterno, in famiglia e nella società.
Mi chiedo e Le chiedo: davvero credete a quello che dite e pensate che la gente Vi creda?

Avete consultato esperti, tecnici, scienziati e virologi più o meno affidabili. Vi hanno dato consigli e suggerimenti che, puntualmente, sono stati ridimensionati per necessità e adattati alla situazione contingente. Così, anziché adattare gli spazi alle misure più adeguate a contenere la diffusione del virus, avete adattato – assurdamente – tali misure agli spazi, che rimangono gli stessi. Pertanto: trasporti pubblici stracarichi, aule scolastiche stipate all’inverosimile – mascherine si, mascherine no. Distanziamenti: si passa da due a un metro tra “rime bucali”, ma anche meno va bene, purché ci sia ricambio d’aria e mascherina calzata, ma anche no….

Cosa pensereste di qualcuno che dice una cosa e ne sostiene un’altra? Vi fidereste? Certo, avete ereditato un sistema sociale deteriorato da anni di incuria e tagli indiscriminati, ma non ci si può sempre difendere accusando gli altri della propria incapacità di azione e mancanza di coraggio politico.
Ora, davvero pensate che si possa sanare una condizione sfuggita di mano chiudendo bar e ristoranti alle 18.00 e lasciando aperti i centri commerciali anche la domenica? Chiudere cinema, teatri e palestre è una buona idea? Si nasconde in questi luoghi il virus malefico?
Abbiate almeno l’onestà di dirVi che avete fallito.

Oggi nelle nostre scuole ci troviamo, nuovamente, davanti a banchi vuoti, cercando di far funzionare strumenti tecnologici, spesso insufficienti. Eppure avevamo creduto o sperato che da marzo ad oggi qualcosa di concreto si sarebbe realizzato, in termini di sicurezza. Avevamo sperato di riprendere il lavoro con i nostri studenti, serenamente e costruttivamente.
Avete affidato alla scuola un compito e una responsabilità enormi. Su di essa avete lanciato la Vostra sfida politica. Sulla nostra pelle avete giocato un gioco pericoloso. Noi insegnanti non avevamo mai pensato che la scuola potesse essere il motore economico della società, certo non nel senso che intendete Voi. Se davvero la scuola è così importante, come mai la classe docente è così anziana, mal pagata, spesso insultata e frustrata, eppure nonostante tutto continua, stoicamente a svolgere il proprio lavoro, come ha sempre fatto, credendoci, nonostante i problemi e le difficoltà e il proprio compito non è, badate bene, quello di supplire a servizi inesistenti. La scuola non è, come qualcuno crede, un parcheggio per figli che altrimenti non si saprebbe dove “depositare”. La scuola è altro, è qualcosa di più importante di questo e Lei, Signora Ministra, se è vero che è stata insegnante, dovrebbe saperlo.

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