Cara Littizzetto, scaricare sull’insegnante la colpa dell’aggressione significa insegnare ai ragazzi che tutto è lecito. Lettera

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Inviato da Nina La Rosa – Leggo oggi online il commento della famosa comica in merito alla vicenda della prof impallinata dagli studenti in classe, con il discutibile messaggio che emerge tra le righe “la prof se l’è cercata perché probabilmente non era empatica / simpatica con gli studenti” , con invito finale a porsi l’interrogativo di aver fatto la scelta professionale giusta in caso di difficoltà di gestione delle classi. Puntualizzo che chi scrive insegna da quasi 25 anni.

L’associazione tra la presunta incapacità di gestire la classe e il trattamento subito dalla docente mi sembra scandalosa, lesiva della dignità di un essere umano prima ancora che di un professionista , e anti-educativa.

La deriva assunta negli ultimi anni dalla scuola, esacerbata dagli anni del covid e della didattica a distanza non ci ha reso nuovi a tali episodi ma il commento della sig.ra Littizzetto in proposito la dice lunga sul modo in cui il lavoro dei docenti venga percepito , e mi dispiace perché proviene proprio da qualcuno che nel mondo della scuola ha operato. Giustificare un comportamento scorretto per una presunta antipatia o incapacità del docente, o quanto meno scaricare sul carattere dell’insegnante la colpa del verificarsi di siffatti episodi significa insegnare ai ragazzi che tutto – o quasi – è lecito. Non ci si deve poi stupire di leggere fatti di cronica dove figli considerano del tutto normale mettere le mani addosso ai propri genitori , figuriamoci poi ai coetanei.

L’empatia è importante in un docente, ma non ad essa va delegata in toto la capacità di essere un insegnante capace. Proprio perché formiamo futuri cittadini, è importante spiegare ai ragazzi o far loro capire – che bisogna saper tirar fuori il meglio, anche nelle situazioni apparentemente più svantaggiose, senza perdere mai di vista il rispetto per la dignità umana. Nella loro vita da adulti, non sempre – anzi molto raramente – incontreranno persone che dell’empatia faranno la la loro bandiera: siano essi superiori al lavoro, colleghi o anche medici.

Non è quindi ammissibile liquidare come una ragazzata – o peggio, dare addosso alla perfida insegnante che si è meritata i pallini di gomma, invitandola a cambiare mestiere – quanto successo.

Significa aprire la strada ad altri cento, mille episodi analoghi. Un insegnante è un insegnante , simpatico oppure no. È anche un essere umano, e di fronte a reiterati atteggiamenti di sfida, di insofferenza o di bullismo da parte di una classe di 25/26/27 o anche più alunni posso immaginare che la voglia di essere empatici venga talvolta umanamente soppiantata da tutt’altro tipo di pensieri. O l’umanità vale solo per chi si trova dall’altra parte della cattedra?

Non si può insegnare ai ragazzi che la colpa è sempre degli altri: significa crescere una generazione di individui incapaci di gestire frustrazioni e insuccessi , due cose con cui di nuovo – ahimè- nella vita da adulti dovranno talvolta imparare ad avere a che fare.

Credo fermamente nel dialogo educativo, ma questo non significa dire a volte dei “no” che possono servire più di dieci “sì” . Senza nulla togliere alla mia competenza professionale.

Esprimo ancora una volta solidarietà alla collega colpita ( in tutti i sensi) e auspico che una seria e condivisa riflessione su ciò che il mondo della scuola sta diventando possa presto davvero cominciare.

Littizzetto: “Se il professore riesce a essere empatico, non gli sparano con la pistola ad aria compressa”

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