Cara CGIL, sono lontani i tempi del concorsone

di Lalla
ipsef

Luigi Gaudio – Altri tempi, altri lidi. Correva l’anno 1999 quando il ministro Berlinguer proponeva un concorso, alla fine del quale sarebbe stato premiato il 20 per cento del corpo docente. Insorsero allora i sindacati, riuniti e compatti, contro questa prospettiva. Il ministro dovette fare marcia indietro. I tempi sono cambiati, e molti docenti hanno capito che allora si è persa un’occasione, irripetibile, anche per le condizioni economiche oggettivamente mutate, di investire nella valorizzazione dell’impegno dei docenti. Il processo di dequalificazione della classe docente non si è arrestato, anzi è accelerato agli occhi della gente comune.

Luigi Gaudio – Altri tempi, altri lidi. Correva l’anno 1999 quando il ministro Berlinguer proponeva un concorso, alla fine del quale sarebbe stato premiato il 20 per cento del corpo docente. Insorsero allora i sindacati, riuniti e compatti, contro questa prospettiva. Il ministro dovette fare marcia indietro. I tempi sono cambiati, e molti docenti hanno capito che allora si è persa un’occasione, irripetibile, anche per le condizioni economiche oggettivamente mutate, di investire nella valorizzazione dell’impegno dei docenti. Il processo di dequalificazione della classe docente non si è arrestato, anzi è accelerato agli occhi della gente comune.

Ora, di fronte ad una proposta simile, anche se proveniente da sponde politiche diverse, l’opinione pubblica avverte che i tempi sono maturi per una valorizzazione del merito dei docenti. Anche stavolta si prospetta un incentivo per il venti per cento dei docenti, ma non c’è più nessuno che è disposto a scendere in piazza, come tra il 1999 e il 2000. Certo, occorre non assolutizzare la prospettiva, occorre affiancare alla valutazione dei docenti una seria valutazione del sistema.

Inoltre, il merito non è fine a se stesso. Come ha detto Annamaria Poggi, in una intervista apparsa sul sito dell’ADI, "quello che più mi sta a cuore non sono tanto i “premi”, quanto piuttosto la costruzione di una metodologia di analisi che sappia individuare i punti di forza e di debolezza delle scuole e del lavoro dei docenti. Questo consentirà di approntare interventi di sostegno e di miglioramento. Premiare i bravi va bene, ma individuare e aiutare le situazioni di debolezza è molto più importante."

Insomma non bisogna dimenticare che il merito non è il fine, ma è un mezzo, non l’unico, per raggiungere l’obiettivo della trasmissione e acquisizione degli apprendimenti.

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