“Capire il Medioevo guardando il Nome della Rosa”. Il cinema sbarca in classe. Sasso: “Dopo anni di alienazione no al ritorno di una didattica solo frontale”

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Capire il Medioevo guardando ‘Il nome della rosa’. Immergersi nella poesia grazie a ‘L’attimo fuggente’. Le luci nel cinema arrivano nelle aule delle scuole italiane per avvicinare i giovani al mondo dell’audiovisivo, fargli scoprire i mestieri che si nascondono dietro la settima arte, e utilizzare le immagini come strumento didattico.

È stato presentato a Roma il Piano nazionale 2022-2023 Cinema e Immagini per la Scuola: bandi da 54 milioni di euro che hanno l’obiettivo di potenziare il linguaggio cinematografico e audiovisivo nelle scuole di ogni ordine e grado. I tre bandi saranno pubblicati sulla piattaforma www.cinemaperlascuola.it che sarà aperta il prossimo 14 marzo.

“La somma investita ci permetterà di arrivare a molte scuole, anche in territori dove l’offerta non è paragonabile a quella delle grandi città. Vogliamo che l’insegnamento dell’immagine e dell’audiovisivo entri nelle scuole non solo con questi progetti ma in maniera strutturale – ha commentato all’agenzia Dire Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura – L’insegnamento dell’immagine è un linguaggio molto più vicino ai giovani, e oltre a insegnare i mestieri del cinema e i prodotti audiovisivi, serve anche per imparare tutte la altre materie. Ci impegneremo perché questo fondo aumenti sempre di più e diventi strutturale in tutto il Paese”.

Il Piano è frutto della Legge Cinema del 2016, finalizzata all’inclusione del linguaggio cinematografico e audiovisivo come strumento educativo nelle scuole.

In attuazione della Legge Cinema, lo scorso agosto i ministeri della Cultura e dell’Istruzione hanno firmato un Protocollo di intesa della durata triennale che destina risorse pari ad almeno 12 milioni di euro l’anno. Ai 36 milioni previsti per il triennio si aggiungono le dotazioni finanziarie non impegnate nel biennio precedente causa Covid.

“Dopo questi anni di alienazione non si può pensare di tornare a una didattica puramente frontale – ha detto il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso – questi progetti aiutano a far emergere le soft skills dei nostri studenti e aprono a possibilità didattiche innovative e interdisciplinari”.

Tre le aree di intervento che corrispondono ai tre diversi bandi: ‘Il cinema e l’Audiovisivo a scuola – Progetti di rilevanza nazionale’; ‘Il cinema e l’Audiovisivo a scuola – Progetti di rilevanza territoriale’ e ‘Il linguaggio cinematografico e audiovisivo come oggetto e strumento di educazione e formazione’.

Tra le finalità, sostenere progetti scolastici di formazione e alfabetizzazione, attività di laboratorio e produzione di audiovisivi, ma anche di serious games, opere di animazione e prodotti multimediali. Opportunità anche per i docenti, per i quali saranno predisposti appositi piani di formazione.

La prima edizione del piano, che si sarebbe dovuta svolgere nella seconda parte del 2020, ha già finanziato 300 progetti e coinvolto 100mila docenti e 220 mila studenti. I progetti verranno realizzati nel prossimo anno.

“Il punto su cui vogliamo intervenire è aumentare la massa critica – ha detto il direttore generale Cinema e Audiovisivo del ministero della Cultura, Nicola Borrelli – L’ambizione è inserire il cinema nel cuore dell’offerta formativa della scuola“.

“La scuola italiana è pronta ad accogliere nuove progettualità che introducono innovazioni nella didattica – ha aggiunto il direttore generale della Direzione per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del ministero dell’Istruzione, Antimo Ponticiello – Ma è importante che ci sia una coprogettazione degli operatori con le scuole e i territori. C’è ancora tanto da fare, ma la scuola non ha mai avuto paura e non si è mai tirata indietro”.

Pierfrancesco Favino, attore e socio fondatore di Unita (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo), intervenuto in collegamento si è detto “grato e felice per l’ascolto che avete dato ai giovani. Dobbiamo coinvolgere e ascoltare i ragazzi e le ragazze. E farlo attraverso il loro linguaggio, perché possano raccontarci chi sono”.

Per Thomas Trabacchi, consigliere di Unita, questo progetto “ha acceso una luce in una stanza buia e ha fatto chiarezza. Vogliamo dare ai giovani il futuro che meritano e farlo con questi progetti, che aiutano i ragazzi a imparare facendo”.

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