Caos supplenze, cosa non va. Analisi dei precari

di redazione
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Coordinamento precar/-ie scuola Bologna e Modena – Come garantire i diritti dei precari e delle precarie? In Emilia Romagna, così come nel resto dell’Italia, queste ultime giornate di settembre sono consumate dall’attesa per la conclusione delle procedure di aggiornamento delle graduatorie, dalle quali le scuole attingono per individuare i/le docenti supplenti.

Questo aggiornamento non ha riguardato tutti i docenti
precari, ma è stato riservato a quanti, entro il 1 agosto 2018, avessero conseguito un titolo abilitante: nella maggior parte dei casi, si tratta della specializzazione del sostegno.

Le nuove graduatorie non erano pronte per l’inizio dell’anno scolastico e sono state pubblicate solo pochi giorni fa. Questo è dovuto alla discutibile decisione del MIUR che ha posto il 10 settembre come scadenza per inserire il nuovo titolo e cambiare la scelta delle 20 scuole in cui fare supplenze, tramite il cosiddetto “modello B”. Una scadenza troppo a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico, che non ha permesso di convocare i docenti per le supplenze attingendo alle graduatorie aggiornate.

Come sono state assegnate, allora, le tantissime cattedre vuote, sia su materia che sul sostegno, per garantire l’inizio dell’anno scolastico?

Le segreterie hanno convocato gli/le insegnanti dalle vecchie graduatorie non aggiornate, proponendo contratti al 30 giugno o al 31 agosto con una nuova clausola (come da art. 41, comma 1, del Contratto Nazionale), che prevede la possibilità di rescindere un contratto già firmato nel caso, a seguito della pubblicazione di nuove graduatorie, venga individuato un nuovo avente titolo.

Le convocazioni a Bologna si sono svolte in modalità unitaria, gestite da una Rete di scuole: tutti gli/le aspiranti della provincia sono stati chiamati in un unico luogo e in ordine di punteggio hanno potuto scegliere tra le cattedre disponibili. Il 2018-2019 è il terzo anno scolastico in cui le supplenze da II e da III fascia vengono gestite con questa modalità, il cosiddetto “tavolone”, sull’esempio delle vecchie convocazioni gestite dai Provveditorati per l’assegnazione delle supplenze da Graduatorie ad esaurimento.

Nella provincia di Modena, invece, si è lasciato alle singole segreterie il compito di convocare gli aspiranti, rimandando il “tavolone” a dopo la pubblicazione delle nuove graduatorie.

Cosa è cambiato, rispetto al passato, con il nuovo contratto?

Fino al 2017-2018, nei contratti non esisteva la clausola prevista dall’articolo 41, ma esistevano i contratti “fino ad avente diritto”. A questo tipo di contratti, senza una data certa di fine, il docente precario poteva rinunciare per accettare una proposta contrattuale con data certa di termine. Cosa oggi non più possibile, perché si è già accettata una proposta che formalmente ha una durata precisa, ancorché a rischio. Le scuole non possono fare delle nomine temporanee in attesa delle convocazioni unitarie (anche se, a questo proposito, vediamo come in Regione ci siano state scelte differenti da parte delle reti di scuole e uffici scolastici provinciali), ma devono ricorrere, in pratica, a licenziamenti di precari
per assumere altri precari.

Che cosa è andato male a Bologna?

Come Coordinamento precari/e della scuola di Bologna e Modena, abbiamo sempre rivendicato il “tavolone” come la modalità per assegnare supplenze più trasparente per i docenti e più funzionale per le scuole. In questo settembre 2018, però, la scelta di convocare il “tavolone” attingendo da graduatorie non aggiornate ha pregiudicato la bontà del sistema. E’ mancata inoltre chiarezza riguardo all’esistenza della clausola dell’art. 41 nei contratti: negli avvisi di convocazione, non si faceva alcun riferimento a questa novità, per cui i docenti si sono recati alle convocazioni nella convinzione di ottenere la supplenza annuale. Hanno invece scoperto, dagli avvisi letti a voce all’inizio delle operazioni, che avrebbero potuto perdere il posto dopo la ripubblicazione delle graduatorie.

Ci chiediamo come mai a Bologna non si sia deciso, come a Modena, di aspettare le nuove graduatorie per convocare il tavolone, in modo da effettuare nomine definitive.

Quali sono le conseguenze di questa situazione?

Questa situazione non può che produrre un danno su alunni e sui docenti. E’ stata in effetti garantita una presenza fisica in classe, che ha permesso di aprire “in sicurezza” le attività scolastiche; di fatto, però, è stata allontanata la necessaria e tanto invocata continuità didattica, visto che i docenti già nominati non hanno alcuna la garanzia di restare al loro posto nelle classi in cui stanno lavorando in questi giorni. D’altra parte, lo sappiamo bene: l’unico modo per garantire la continuità didattica, è quello di assumere nuovi docenti, in modo che i posti disponibili vengano coperti in maniera stabile, e non di anno in anno.

Purtroppo, su questo punto finora dal Ministro sono giunti solo proclami, ma non si conoscono le sue reali intenzioni riguardo al futuro sistema di reclutamento dei docenti.

Quanto agli effetti della clausola, non è stata data dal Ministero una direttiva unanime: che tutele avrà un docente che perda il posto per l’arrivo di un nuovo avente diritto? Potrà un docente licenziato subentrare a sua volta su un posto già assegnato in un’altra scuola, se si troverà più in alto in graduatoria rispetto al collega che già occupa quel posto? Come verranno gestiti questi eventuali effetti a catena? Come si può pensare di lasciare alle singole segreterie la gestione di queste complesse operazioni di riassegnazione?

A riguardo riportiamo all’attenzione il caso, già diffuso dalla stampa, dell’Istituto Salvemini di Casalecchio in cui il DS, con totale discrezionalità, ha già provveduto ad assegnare incarichi di sostegno a docenti dello scorso anno, adducendo come motivazione il principio della ‘continuità didattica’ e le richieste pervenute dalle famiglie degli alunni e delle alunne e ignorando del tutto i regolare ricorso alle convocazioni dalle Graduatorie di Istituto.

Che cosa proponiamo come Coordinamento?

In mancanza di direttive chiare, per gestire le conseguenze dell’aggiornamento delle graduatorie deve essere convocato per Bologna un nuovo tavolone, che garantisca la trasparenza nell’attribuzione delle cattedre, questa volta in maniera definitiva.

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