I candidati del concorso a cattedra: noi, a differenza di Giannini e Faraone, tranquilli non siamo. Lettera

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In seguito all’inizio del concorsone si sono susseguite tante considerazioni e dichiarazioni, alcune delle quali per onestà intellettuale e amore della verità meritano una lunga riflessione ed una breve risposta formale e scritta.

In seguito all’inizio del concorsone si sono susseguite tante considerazioni e dichiarazioni, alcune delle quali per onestà intellettuale e amore della verità meritano una lunga riflessione ed una breve risposta formale e scritta.

Difatti, se non si rispondesse, si darebbe ragione a chi utilizza i mezzi mediatici per creare consenso basato su affermazioni populiste che invece nascondono una grande ipocrisia di palazzo.

La prima a cui facciamo riferimento è quella relativa al Ministro Giannini: “Dopo tanti anni si torna alla Costituzione”.

Lungi da noi non rimanere ancorati alla Costituzione (ndr. ricordiamo che sono altri a volerla cambiare…), ma è doveroso ricordare al Ministro che la Costituzione all’art. 97, 3° comma dispone che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”.

Non viene specificato nella Costituzione come debba essere il concorso. Tale specifica è determinata dal DPR 487/94 in cui è scritto testualmente:

L’assunzione agli impieghi nelle amministrazioni pubbliche avviene a) per concorso pubblico aperto a tutti per esami, per titoli, per titoli ed esami, per corso-concorso o per selezione mediante lo svolgimento di prove volte all'accertamento della professionalità richiesta dal profilo professionale di qualifica o categoria, avvalendosi anche di sistemi automatizzati;[…]

Di conseguenza, il concorso appena bandito – che, ricordiamo, si sta svolgendo nel periodo più intenso delle attività scolastiche, penalizzando maggiormente proprio chi sta lavorando e magari ha anche incarichi nella governance distribuita della scuola – è stata una chiara scelta politica, a spese degli Italiani (300 Milioni di Euro), effettuata mentre esistevano già graduatorie stabilite dallo Stato che, nel rispetto della storia formativa e professionale di ogni docente, avrebbero permesso di indire un concorso pubblico per soli titoli, a costo zero, accedendo proprio alle Graduatorie d’Istituto che già sono espressione precisa della valutazione dei titoli a cui facciamo riferimento.

La legittimità di tale metodo più volte richiesto e scontratosi con la sordità del MIUR, quindi, è garantita sia dalla Costituzione, sia da quel DPR 487/94 appena citato che si esprime proprio in merito all’accesso nel pubblico impiego.

Inoltre, avrebbe fatto risparmiare circa 300 Milioni di euro, rispettando anche la stessa L.107 e il relativo comma 181 che prevede la fase transitoria in deroga alle nuove vie di accesso al ruolo. Se a questo aggiungiamo le ultime considerazioni odierne de “Il Sole 24 ore”, lo scenario diventa alquanto desolante.

La seconda affermazione a cui vogliamo fare riferimento è, ovviamente, quella dell’Onorevole Faraone in merito all’assenza di griglie di valutazione: “Siamo tranquilli”.

Non abbiamo alcun dubbio che voi lo siate ed è proprio questo la cosa più preoccupante, perchè il problema è che non lo sono i precari, per alcuni motivi precisi:

1) La “tranquillità” dettata dalle norme a tutela della trasparenza è violata: abbiamo già fatto riferimento nel precedente articolo al D.P.R n.487 del 9 maggio 1994 e alla recentissima sentenza Tar Campania-Napoli del 27 febbraio 2016 n.1087 che sono chiari.

2) Le sentenze del TAR che stanno ammettendo alla procedura concorsuale differenti categorie di precari non abilitati rischiando di far divenire nulla l’utilità del titolo abilitante.

3) La sentenza pendente circa l’incostituzionalità della legge 107 con il relativo rischio di conseguente nullità di tutta la procedura concorsuale.

4) La data del 17 maggio 2016, quando la Corte Costituzionale sarà chiamata a dare il proprio responso sul contenuto della sentenza della Corte di Giustizia Europea del Lussemburgo del 26 novembre 2014, sull’abuso dei contratti a termine. Considerando che dal 28 aprile al 17 maggio ci siano “semplicemente” 19 giorni, sorge spontaneo il dubbio circa la responsabilità dell’attesa…

5) I vari ricorsi che potrebbero seguire anche al termine delle procedure concorsuali – e non siamo “tranquilli” che non ce ne saranno quando 100000 docenti si vedranno esclusi delle assunzioni e si “sveglieranno” improvvisamente memori dei propri diritti di legalità e trasparenza – sulla base dei punti precedenti, rischierebbero di annullare qualsiasi sforzo dei precari fatto per sostenere questo concorsone farraginoso.

In virtù di tutti questi motivi, molti dei quali andrebbero a cozzare con lo stesso impianto concorsuale, la cosa che più preoccupa e che di certo non rende “tranquilli” è proprio la vostra “tranquillità”: “intelligenti pauca”…

Per il movimento spontaneo “In-Segnanti Uniti” – Prof. Ing. Alfredo Pudano – promotore e primo firmatario della petizione Stop Al Concorso Truffa in rappresentanza degli attuali 34888 firmatari.

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