Cancellare una classe a novembre? Cronaca di un precario

di Lalla
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Massimiliano Longobardo – Succede a Campobasso, dove il TAR accoglie il ricorso dei genitori contro le classi pollaio e il Consiglio di Stato invece dà ragione al Ministero, imponendo la redistribuzione degli alunni nelle altre classi entro il 5 dicembre.

Massimiliano Longobardo – Succede a Campobasso, dove il TAR accoglie il ricorso dei genitori contro le classi pollaio e il Consiglio di Stato invece dà ragione al Ministero, imponendo la redistribuzione degli alunni nelle altre classi entro il 5 dicembre.

A ben due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, per gli effetti di un’ordinanza del Consiglio di Stato, al Liceo Classico “Mario Pagano”, storico istituto del capoluogo molisano, un’intera classe, la I (terzo anno del Liceo Classico) sez. D, potrebbe essere letteralmente cancellata e i suoi alunni suddivisi tra le altre tre classi prime (I A, I B, I C) della scuola.

Come si è giunti a questa situazione paradossale e per certi versi drammatica che, anche per la sua portata, sembrerebbe non avere precedenti nella storia dell’istruzione italiana e che dovrebbe profilarsi in tempi brevissimi?

Alla fine dello scorso anno scolastico le quattro classi del V ginnasio (secondo anno del Liceo Classico) dell’Istituto, con un numero complessivo di 87 alunni, vengono convogliate in tre classi prime liceali (tale è il numero di classi concesse dall’USR per il Molise), ciascuna delle quali avrebbe dovuto accogliere 29 alunni. Alcuni genitori degli alunni della V D non ci stanno e, opponendosi allo smembramento della classe, presentano un ricorso al TAR Molise. Il giudice amministrativo, considerando ancora vigente il limite massimo di 25 alunni per classe fissato dal DPR 331/1998 nel rispetto di norme igieniche e di sicurezza, riconosce fondate le ragioni dei ricorrenti e si pronuncia in sostanza contro l’accorpamento delle classi.

La pronuncia del TAR Molise avrebbe potuto rappresentare lo “starting point” di iniziative contro le cosiddette classi pollaio, problema di scottante attualità, e innescare un effetto domino che avrebbe avuto serie ripercussioni a livello nazionale.

A seguito della decisione del TAR, ad inizio anno scolastico 2011-12 “parte” dunque regolarmente la classe I D. Tuttavia l’idillio termina con una ordinanza del 28/10/2011 del Consiglio di Stato, che, accogliendo l’appello del MIUR, impone lo smembramento della classe I D, uno smembramento che produce conseguenze nefaste su più fronti: sulla continuità didattica (gli alunni di tale classe andrebbero ex abrupto ad “invadere” altre classi), sulla spesa delle famiglie, costrette ad acquistare nuovi testi scolastici; sul corpo docente, in quanto, in una sorta di rimescolamento delle cattedre, gli insegnanti di ruolo della I D andrebbero a completare il proprio orario in altre classi, con conseguente perdita di posto o di ore per i supplenti precari che, come nel caso del sottoscritto, avendo a settembre stipulato con la scuola un contratto fino alla fine dell’attività didattica, hanno nel frattempo rinunciato ad altre proposte lavorative.

Ben più grave è un ulteriore conseguenza: la violazione della normativa vigente che prevede per classi di 29 alunni degli spazi e delle condizioni adeguate che di fatto non sussistono.

Per far fronte a questa sconcertante situazione, i genitori della I D promuoveranno a breve un ricorso al Tar per motivi aggiunti, facendo leva sui notevoli disagi che lo scorporamento di una classe, ad anno scolastico oramai avviato, comporterebbe, mentre in fervida mobilitazione sono anche gli alunni dell’Istituto che stanno sensibilizzando la stampa e l’opinione pubblica e hanno chiesto udienza al Presidente della Regione Molise, il quale auspicabilmente potrebbe dare un concreto contributo alla risoluzione del problema.

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