Cambiare nome al Natale, Pini: “Questo politicamente corretto è allucinante. Se cancelli la parola che dialogo fai?”

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Politiche di inclusività e correttezza politica sono temi al centro del dibattito pubblico, ma cosa accade quando questi principi vengono applicati in modo estremo?

Agnese Pini, direttore del Quotidiano Nazionale, si è espressa in maniera critica riguardo l’idea di cambiare il nome al Natale durante la trasmissione “In altre parole” su La 7. La questione solleva interrogativi fondamentali sul senso stesso dell’inclusività e del dialogo.

Il desiderio di essere inclusivi spinge talvolta a decisioni che sembrano paradossali. “Questo politicamente corretto è allucinante,” sottolinea Pini. C’è un evidente cortocircuito ideologico quando si elimina qualcosa nel nome dell’inclusività. In che modo, infatti, si può definire “inclusivo” un atto che cancella invece che aggiungere?

Inclusività e dialogo sono due facce della stessa medaglia. L’inclusività autentica nasce dalla capacità di dialogo, dall’aggiungere nuovi elementi al discorso comune, non dall’eliminazione. “Se tu cancelli la parola Natale, che dialogo fai? E quindi che inclusione ottieni? Nessuna,” osserva Pini.

Il politicamente corretto, spesso demonizzato come la radice di tutti i mali, è nato con una buona intenzione: non urtare la sensibilità altrui. Ma la sua applicazione estrema può avere l’effetto opposto. È tempo di una riflessione più profonda su cosa significhi realmente essere inclusivi, senza cadere in estremismi che vanificano il dialogo e la comprensione reciproca.

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