Calo demografico, meno insegnanti: soluzione saranno scuole aperte il pomeriggio

di Elisabetta Tonni
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Il calo demografico potrebbe avere due conseguenze sulla scuola: classi meno affollate o riduzione del numero delle classi e del personale scolastico. 

Il Veneto sembrerebbe orientarsi verso la prima direzione; la fondazione Agnelli mette in guardia, indirettamente, sulla seconda ipotesi, pubblicando un’elaborazione su dati Istat; senza dimenticare l’allarme lanciato anche da Bussetti in quel di Verona, in occasione del congresso mondiale della famiglia: “Da qui al 2050 le stime parlano di un possibile calo demografico del 17%“.

Le proiezioni al 2028 indicano un calo di studenti dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria di secondo grado pari al 13%-11%. In termini assoluti, corrisponde a una diminuzione di circa un milione di studenti.

Stando a quanto pubblicato anche dal quotidiano Italia Oggi, in nessun altro paese europeo pare registrarsi un andamento al ribasso così allarmante. Nessuna regione italiana è esente dal fenomeno.

Nella ripartizione fra i gradi di istruzione, nella scuola dell’infanzia (3-5 anni) si potrebbe verificare un taglio di 6343 sezioni, ma molto dipenderà dalle politiche adottate per il sostegno alla famiglia e alle migrazioni.

A livello percentuale, il calo di bimbi a scuola è paritario da Nord a Sud con un piccolo incremento di 3 punti un quest’ultima area geografica (17 contro il 14% di Nord e Centro). A livello regionale, invece, l’area più sofferente potrebbe diventare la Sardegna con un calo del 20%. In controtendenza appare essere il Trentino Alto Adige dove un misero aumento dell’1% avrà come effetto la creazione di ulteriori 18 sezioni.

Il minor numero di classi anche al Nord comporterà anche un minor numero di cattedre disponibili e di conseguenza una minore tendenza allo spostamento dei docenti provenienti dal Sud e una minore richiesta di mobilità. Tradotto: anche al Nord ci saranno molte meno cattedre da coprire.Si assisterà – è il ragionamento della Fondazione Agnelli – anche a un rallentamento del turnover. A soffrirne sarà il rinnovamento del corpo docente e probabilmente anche l’innovazione didattica“.

L’unico aspetto positivo, magra consolazione, potrebbe essere il risvolto per le casse pubbliche: un risparmio di 402 milioni di euro annui per la sola scuola dell’infanzia. Secondo il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, l’unica alternativa è offerta da “chi dà priorità al miglioramento della qualità dell’istruziovariene in Italia; è un rafforzamento generalizzato della scuola del pomeriggio“.

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