Scuola d’infanzia: presto 125mila insegnanti in esubero. E c’è chi propone di spostarli nei nidi. Chiesto incontro al Miur

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Causa il decremento delle nascite, tra poco le scuole materne avranno circa 125 mila posti più del necessario.

Per la precisione, la scuola dell’infanzia accoglie oggi 1.599.777 bambini mentre i nati degli ultimi tre anni sono 1.473.000 bambini. I nidi accolgono poco meno di 315 mila piccoli l’anno.

Aldo Fortunati dell’Istituto degli Innocenti ha proposto di usare le risorse che resterebbero inutilizzate nelle scuole per l’infanzia per creare nuovi posti al nido. A oggi va al nido il 20,8% dei bambini: in dettaglio al Centro-Nord la percentuale sale al 25% mentre nel Mezzogiorno si ferma al 10%. L’obiettivo sarebbe arrivare almeno al 33%.

Riguardo alla riforma del sistema integrato 0/6 per il 2017 ci sono, per la precisione, 209 milioni di euro che saranno ripartiti tra le regioni con un decreto del Miur atteso a settembre. Nel 2018 si salirà a 224 milioni, a 239 nel 2019. Nella riunione di fine luglio della Conferenza Stato-Regioni si deciderà sulla ripartizione a livello territoriale di altri 150 milioni messi a disposizione dall’Inail per creare infrastrutture integrate per l’accoglienza dei piccoli fino a sei anni, massimo tre per regione.

I nidi non saranno garantiti a costo minimo come la scuola d’infanzia, perché l’onere sulla finanza pubblica è stato considerato eccessivo. L’obiettivo a cui tendere comunque è trasformare il nido da servizio assistenziale a servizio educativo a tutti gli effetti.

Soprattutto al Sud, molte famiglie hanno approfittato della possibilità di iscrivere i bambini alle sezioni primavera della materna in anticipo per due motivi: i nidi nel Mezzogiorno spesso non ci sono e quando ci sono costano almeno tre volte la retta della materna. L’aspetto economico per le famiglie è estremamente rilevante. In media il posto al nido vale 400 euro al mese, ma in molte città si arriva facilmente anche a 600-700.

Spostare risorse e personale dalle materne ai nidi non è cosa facile; un requisito è stato comunque fissato: gli educatori dei servizi 0-6 anni dovranno d’ora in poi essere laureati.

I sindacati chiedono però regole precise. Lo Snals chiederà esplicitamente che non sussistano commistioni pericolose tra gli asili nido(0/3) e le scuole dell’infanzia(3/6) che pur nel rispetto del principio della continuità, devono mantenere le proprie specificità.
Di conseguenza, scrive in una nota, ogni educatore e ogni insegnante può svolgere la propria funzione adeguata al titolo di studio posseduto, assicurando al bambino il diritto alla formazione della sua personalità.

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