Calendario scolastico Sicilia. Cobas: tanto rumore per nulla

di redazione
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Cobas scuola Sicilia – Come avevamo scritto nel nostro comunicato dello scorso 7 maggio, il “vincolo” di 200 giorni “di effettiva presenza in aula da parte degli alunni”, annunciato a mezzo stampa dall’Assessore Lagalla – con riferimento al suo decreto di determinazione del calendario scolastico regionale – è improponibile. Infatti, nel testo del Decreto – pubblicato l’11 maggio sul sito istituzionale della Regione – non ve n’è traccia.

Evidentemente, la levata di scudi del mondo scuola – una volta tanto compatto e comprensivo anche della componente dirigenziale – ha avuto i suoi effetti, riducendo a miglior consiglio il decisore politico. Nel decreto assessoriale non v’è nulla che confermi l’anticipazione di Lagalla in merito all’equazione giorni di lezione-effettiva presenza in aula. Anzi, probabilmente proprio a seguito delle polemiche scatenatesi dopo la sua incauta esternazione, nel decreto si legge che i famigerati 200 giorni sono “comprensivi delle attività di alternanza scuola-lavoro, svolte in orario scolastico” (precisazione superflua, stante quanto – ahinoi! – disposto dalla Legge 107).

Nel decreto, inoltre, si leggono altre sottolineature – assenti nel decreto dello scorso anno – che hanno tutta l’aria essere state inserite come precisazioni “in risposta” alle critiche di cui abbiamo scritto. Con riferimento agli adattamenti del calendario scolastico che possono essere decisi dalle singole istituzioni scolastiche, infatti, il decreto ricorda – da un lato – che essi vanno stabiliti nel rispetto “dell’art. 74” del Testo Unico (i 200 giorni) e “delle disposizioni contenute nel CCNL del comparto Scuola”, ma – dall’altro lato – precisa che “resta, in ogni caso, impregiudicata l’autonomia organizzativa” delle scuole.

C’è, infine, un altro passaggio – inserito nel decreto di quest’anno e assente in quello dell’anno scorso – che appare assai discutibile, per quanto privo di effetti concreti: è quello che precisa che gli adattamenti del calendario decisi dalle scuole “sono volti anche a organizzare attività culturali e formative coerenti con il Piano disposto dai Consigli di Circolo e di Istituto, nell’ambito delle prerogative concernenti l’autonomia scolastica”. Le attività “culturali e formative” che le scuole organizzano per alunne e alunni sono deliberate dagli organi collegiali e non si limitano ad essere “coerenti” con i Piani dell’Offerta Formativa, ma sono in essi pienamente comprese: quindi, è del tutto illogico che tali attività siano organizzate in uno dei giorni di sospensione delle attività didattiche deliberati dal Consiglio di Circolo o di Istituto. È da rimarcare, comunque, che anche in questo “controverso” passaggio non v’è quel riferimento alle “gite scolastiche” che tanto aveva allarmato e sconcertato il mondo della scuola.

Si può dire, in conclusione, che le dichiarazioni dell’Assessore Lagalla – da lui mai smentite – hanno fatto tanto “scruscio” (come si dice da queste nostre parti) per nulla. Resta il fatto che la formulazione piuttosto “ambigua” che negli ultimi anni ha caratterizzato il testo dei decreti assessoriali – con superflui richiami alle norme vigenti mischiati a sciatti scivoloni interpretativi – si presta a favorire gli “arbitri creativi” di alcuni zelanti dirigenti scolastici di cui – non di rado – le scuole sono vittime e di cui faremmo volentieri a meno.

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