Bussetti, la grande riforma è ridare dignità ai docenti. Lettera

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Inviata da Mario Santoro –  Bussetti: no a grandi riforme, portare docenti preparati in cattedra: ancora una volta il nostro Ministro ci regala una Sua esternazione: ma Lui conta fino a dieci prima di spararle grosse?

Inizia col prendersela con gli insegnanti del Sud, dimenticando che essi consentono un possibile regolare inizio e successivo svolgimento dell’anno scolastico ad ogni appuntamento settembrino, soprattutto nel SUO NORD, dimostrando oltremodo di non conoscere affatto la realtà lavorativa del Sud SQUOLA.

E continua, non contento, come peraltro in linea con la soluzione eliminatoria dei docenti Magistrale, nel denigrare (o forse meglio, delegittimare) l’esperienza e la cultura che da questa ne deriva, soprattutto, di chi giovane non è più o si allontana da questa codificata età. Forse perché non sono docenti che hanno le conoscenze in una lingua come inglese o francese di categoria B2, o perché con le tecnologie un po’, ma proprio un pò, a volte si smarriscono. Forse(!?).

Ciò non significa non dare valore ai giovani docenti, sicuramente più preparati nella dimestichezza con le stesse tecnologie informatiche e magari con qualche parola in più in madre lingua, e che di certo sono più prossimi anche dal punto di vista del linguaggio all’avanguardia, magari scrivendo poi come se si scrivesse un sms o un messaggio su uozzap… .

Mio caro Ministro, la cultura, quella con la C maiuscola, non è solo questione di un sapere teorico e tecnologico, ma nasce e cresce attraverso un sapere che trova fondamento nell’esperienza che ci rende Persone, unitamente a quelle sensibilità ed attenzione all’ascolto, all’incontro, alla pazienza che si vuole essere da guida ad ogni pensare e pensiero, ad ogni agire, soprattutto dinanzi a situazioni che esigerebbero un urlo che facesse davvero tremare e stoppare l’arroganza, l’ineducazione, la presunzione, che si vuole giustificare perché i soggetti ai quali mi riferisco sono fragili deboli, soli (…): come se anche noi non lo fossimo stati ai tempi di quando si era ragazzi!.

Mio caro Ministro, se la Scuola funziona, lo dobbiamo soprattutto a chi giovane non è, e se poi questi “VECCHI” non servono (triste il messaggio che lei lancia…), allora mandateci tutti in pensione, sarebbe un bene per noi, e per lei, e per la sua SQUOLA: e scusate tanto se vi abbiamo dedicato il nostro impegno, il nostro tempo, fedeli alla nostra vocazione, fedeli, malgrado tutto a quell’ideale di Scuola che ci ha accompagnato negli anni di studi, nell’esempio di quei “vecchi” docenti il cui ricordo ancora porta i colori non mai sbiaditi e grazie ai quali ci hanno fatto comunque innamorare e sempre più riscoprire la bellezza di quando ci si ritrovava tra i banchi di scuola, e ai quali diciamo GRAZIE, se Dante Manzoni Omero Platone, sono i nostri maestri di ragione, e il Po che non si scrive con l’accento, e il Tamigi che ancora bagna Londra e la Senna Parigi, e Tasso non è l’animaletto che simboleggia lo sconto su un prodotto.

Questa SCUOLA non esiste più. Esiste la SQUOLA di carte e cartacce, inutili romanzi che sono lontanissimi dalla sostanza del sapere e della conoscenza che nella didattica non trovano più alcuna possibile metodologia, in grado di sollecitare quella curiosità e quella meraviglia che dovrebbe accompagnare e caratterizzare tutta la nostra soggettiva avventura umana.

Non siamo “VECCHI”, e sa perché Ministro?, perché la bellezza del nostro lavoro è quella del quotidiano confronto con il nuovo che avanza, che ci interroga, che ci fa solleciti superando ogni paura, anche quella di apparire talvolta un po’ ridicoli. Questo incontro che è dialogo tra due mondi differenti, forse, e dai differenti, forse, linguaggi rendono questi Vecchi più giovani dei Suoi Giovani Docenti (senza offesa per le nuove leve).
Ps. Caro Ministro la verità, aldilà di ogni parola, ogni lettera, ogni pubblicazione di pensiero, è che queste cose Lei e la Politica di cui Lei è un rappresentante, le conoscete bene. Ma a Voi conviene perché non solo credete che la logica del divide et impera permetta i Vs giochi, ma perché siete consapevoli che l’ignoranza è una arma fondativa per la Vs gestione della Cosa e della Casa Pubblica.

L’errore non è il Vs, ma il nostro. Di noi docenti che siamo tra di noi stessi divisi, disuniti, legati a logiche personali. Anche se oggi in vero tutto questo finalmente sta cambiando. E menomale!

La Storia è un ciclo ininterrotto di corsi e ricorsi. Sono le modalità e gli strumenti a cambiare, o fare apparire differenti le cose, ma la natura non modifica la sua essenza. Questa è la mia, la nostra unica speranza. No, Certezza. Che dona sempre il sapore del Domani.

Sarebbe meglio che lei si adoperasse a riconsegnare dignità al ruolo docente.

Alla SCUOLA. Non quella che io ho voluto scrivere con la Q. Basterebbe trasferire il bonus docenti, azzerare i molteplici progetti di cui il 5% va ai DS e la restante ai docenti che realizzano i progetti (sempre gli stessi peraltro), e che non servono a nulla. Sarebbe opportuno che svuotasse la Scuola di carte e cartacce, di riunioni insignificanti come i Dipartimenti. Rivisitare gli Organi Collegiali, e tutto quanto occupa il nostro tempo distraendoci dal fondamentale impegno dell’essere Insegnante: formare le nuove o future generazioni alla conoscenza mediante il sapere: rispetto al diritto della persona umana, soprattutto quella differente da me, conoscenza della storia del mondo con lo sguardo all’amore per questo mondo, sempre alla luce della meraviglia che invita alla curiosità intesa quale scoperta , grazie alla quale il progresso dell’umanità in tutti i suoi spetti, o settori, aprono orizzonti nuovi altri consentendo l’evoluzione dell’umanità stessa.

Alla prossima Sua esternazione.

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