Buondonno (Sinistra Italiana): “Sì ai concorsi annuali. Stabilizzare i precari storici tramite i titoli. Superare vincolo quinquennale” [INTERVISTA]

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A Orizzonte Scuola interviene il responsabile Istruzione di Sinistra Italiana, Giuseppe Buondonno: dalla riapertura delle scuole fino alla questione del vincolo quinquennale, passando per il reclutamento. Ecco le parole dell’esponente politico.

Partiamo dall’attualità, la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado nelle zone gialle e arancioni è una buona notizia, ma secondo lei si è fatto abbastanza in termini di trasporti e tamponi?

È una buona notizia, sì; lo dico da insegnante che vede nei fatti un cambiamento di umore nei propri alunni, un senso di liberazione, pur nelle limitazioni che restano. Proprio per questo, per evitare un nuovo gravissimo contraccolpo, bisognava fare molto di più, per rendere più sicuro il ritorno in presenza: accelerazione dei vaccini, tamponi rapidi, sistemi di tracciamento e, appunto, trasporti. Ma anche recupero e sistemazione di spazi più ampi; ho letto che l’Associazione Presidi del Lazio, ad esempio, denuncia che, in diverse scuole, non sarà possibile il ritorno al 100%, perché ci sono classi numerose in spazi modesti e, ovviamente, vanno garantite le distanze minime. Questo quadro temo si presenti in diverse regioni; e tira in ballo la questione delle classi numerose. Non è possibile che – con riferimento alla composizione delle classi del prossimo anno – come se non fosse successo niente, diversi Uffici scolastici, come ci segnalano molti genitori, ripropongano “classi-pollaio”, o, comunque, molto numerose. È già sbagliato in situazioni non emergenziali, perché costituiscono un limite alla qualità didattica e all’inclusività reale; ma in una situazione come questa (da cui a settembre, purtroppo, non saremo del tutto fuori) è una follia. Voglio tornare brevemente sulla questione trasporti e sull’ edilizia scolastica; noi abbiamo detto con chiarezza: “comprate più bus e più treni” (e magari, visto il contesto ambientale, innovate il parco-macchine, con mezzi meno inquinanti). Ma il governo Draghi ha “sequestrato” la discussione sul Recovery Plan, si sta arrivando alla discussione in Parlamento, senza che nemmeno i parlamentari conoscano ancora i progetti; mentre quella su investimenti così grandi (sono oltre cinque finanziarie) avrebbe dovuto essere – a cominciare dalla scuola e dagli enti locali – una grande discussione pubblica, partecipata e democratica, perché le scelte riguardano le future generazioni. Qual è la quota che si intende investire per la messa in sicurezza e per l’ampliamento degli edifici scolastici, o, appunto, per potenziare e riqualificare il trasporto pubblico? Non è dato saperlo ed è grave. Il punto è che l’emergenza non è una pausa prima del ritorno ad una cattiva normalità; deve essere la leva per un cambiamento di ciò che, già prima, non andava.

Si è tanto parlato di didattica digitale come un demone, ma in realtà ha salvato la scuola nei momenti più difficili. Possibile immaginare un’interazione con quella in presenza nel futuro?

Farei un po’ di chiarezza. Didattica digitale e didattica a distanza non sono per niente la stessa cosa. La prima, grazie alla mediazione culturale e pedagogica dei docenti, integrata a forme comunicative, più tradizionali, che favoriscano la riflessione critica, l’assimilazione consapevole, è un’occasione di innovazione, di superamento di un approccio puramente versativo. Ma vorrei far notare che la grande maggioranza degli insegnanti questa integrazione già la pratica da tempo. Semmai, quello che serve è una discussione più approfondita su come cambiano, con l’impatto delle tecnologie, i processi di conoscenza e di elaborazione di bambini, giovani e persino degli adulti. Cioè su come, agli inizi del XXI secolo, pedagogia e didattica debbano continuare a garantire un sapere critico e complesso. Sulla didattica a distanza, invece, sono molto netto: se è stata una risposta all’emergenza, non è un modello né un’integrazione, per la normalità. La scuola è quella viva, quella delle persone in carne e ossa, è fatta di socialità, di scambio umano e di relazione diretta. L’anno scorso, col primo lockdown, è servita a non abbandonare tante ragazze e tanti ragazzi (ma molti altri, sì, e spesso i più fragili); ma bisognava evitare di tornarci, cioè bisognava creare le condizioni per evitarne un così lungo esercizio. Ha fatto danni umani e didattici evidenti.

Altra fronte caldo è quello del reclutamento: il Ministero ha avviato un tavolo tecnico pensando a concorsi annuali per i giovani. Qual è l’idea di Sinistra Italiana in tal senso. I concorsi come vanno riformati?

Non è la prima volta. Speriamo, almeno, che sia quella buona. Seguiremo, dall’opposizione, le proposte che emergeranno. La nostra posizione è che i concorsi annuali vanno fatti; ma, soprattutto va aumentato il numero dei docenti, sia riducendo il numero degli alunni per classe, sia riaprendo la stagione del tempo pieno e del tempo prolungato. La scuola ha bisogno di molti più docenti e di investimenti molto maggiori. E ha bisogno di lavoro stabile, per i lavoratori medesimi, ovviamente, ma anche per gli alunni; chiunque guardi in modo non superficiale alla scuola, si rende conto dell’importanza della continuità didattica. Bisogna tirare una riga, non è accettabile un sistema di reclutamento che produce precarietà da decenni. O che, ad esempio, penso agli insegnanti di sostegno (di cui c’è estrema necessità), attiva meno posti, per i corsi nelle Università, rispetto a chi ne ha maturato il diritto. Se ne esce solo aumentando i concorsi e le cattedre, dunque gli investimenti; perché è necessario alla scuola. Se posso aggiungere una considerazione personale, direi che nei concorsi il baricentro andrebbe ulteriormente spostato sulla didattica, ma questo chiama in causa anche l’introduzione di una curvatura didattica di parte della formazione universitaria, perché la formazione alla didattica deve essere un diritto garantito dalla fiscalità generale, non un costo scaricato su chi, per giunta, ancora non lavora.

Siete d’accordo con la stabilizzazione per titoli e servizi dei precari storici o la via maestra è quella dei concorsi?

Abbiamo sostenuto con forza che fosse necessario, a maggior ragione per la pandemia, assieme al concorso ordinario, un percorso di stabilizzazione per titoli riservato ai precari. Abbiamo fatto una battaglia e l’abbiamo persa: la Ministra Azzolina impose alla maggioranza di allora il concorso straordinario. Oggi c’è quello, è un dato; ma, com’era prevedibile, non è risolutivo in termini quantitativi. Stiamo parlando di decine di migliaia di lavoratori che da anni già lavorano nella scuola e hanno acquisito esperienza preziosa. Bisogna, appunto, tirare una riga, assorbire il precariato storico e poi non produrne di nuovo. Dopo di che, certo, la via maestra per entrare nella Pubblica Amministrazione deve essere quella dei concorsi, frequenti e calibrati; ma in un quadro di aumento sostanziale delle cattedre.

Sul vincolo quinquennale, invece, il parere della politica sembra unanime, ma non si è trovato ancora lo strumento normativo per abolirlo. Cosa ne pensa?

Ritengo sia un vincolo vessatorio; se davvero c’è la volontà politica, rimuoverlo non mi sembra così difficile.

Sul precariato, invece, sono tanti docenti e Ata in attesa dello stipendio. Sui supplenti Covid cosa ha intenzione di fare Sinistra Italiana?

Ho sollevato la questione pochi giorni fa e Nicola Fratoianni ha presentato un’interrogazione ai Ministri del MEF e dell’Istruzione. E questa testata, che ringrazio, ne ha dato notizia. È inaccettabile che, chi già vive una situazione di precarietà (e ha contribuito a garantire didattica e maggiore sicurezza nelle scuole italiane) debba aspettare – a causa di ritardi burocratici e della barocca struttura dei Ministeri – lo stipendio per mesi. La scuola non può essere usata per i proclami propagandistici, è un architrave della Repubblica. Come le organizzazioni sindacali, noi continueremo a insistere coi due Ministeri, affinché questa situazione venga sanata al più presto.

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